Mons. Nunnari – nel povero c’è il sacramento di Dio

Cosenza- “Questo nostro convenire ci deve servire per sentire meglio la compagnia di persone che forse non abbiamo veramente accolto”. Lo ha detto sabato mattina l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Salvatore Nunnari, presiedendo, nella cattedrale di Cosenza, una solenne celebrazione eucaristica in suffragio di Mourad Gam Gam, Mazni Massaouda detta Fatima e di Abdelkadir Melouk, i tre cittadini immigrati morti sabato scorso a causa di un incendio che ha distrutto la loro abitazione di fortuna a poche centinaia di metri dal centro della città. Il presule, che si era recato sul posto appena avuta la notizia della morte dei tre giovani, ha sottolineato il valore dell’accoglienza. L’accoglienza – ha detto – “dobbiamo costruirla, ogni giorno, ognuno di noi senza delegarla ad altri. Quando facciamo spazio al forestiero, allo straniero, al rom, quando almeno lo comprendiamo e non passiamo oltre le sue ferite, realizziamo lo spirito del Vangelo”. Mons. Nunnari ha quindi auspicato per la terra di Calabria “un sempre maggior impegno a favore dei migranti, perché nel povero c’è il sacramento di Dio”. Alla celebrazione erano presenti anche il Prefetto di Cosenza, Raffaele Cannizzaro, il questore, Alfredo Anzalone e il sindaco della città Mario Occhiuto, che ha proclamato il lutto cittadino. Per le tre vittime venerdì scorso un rito di commiato presso il cimitero cosentino con la partecipazione della comunità islamica, di rappresentanti di associazioni impegnate nel sociale ed alcuni partenti delle tre vittime. A presiedere il rito l’Imam Ahmed Berrau che nel suo breve intervento ha definito quello che è avvenuto una “tragedia della povertà. “Non si può morire così. Non si può morire nel centro della città, fra il silenzio e l’indifferenza”, afferma il direttore dell’ufficio comunicazioni sociali della diocesi, don Enzo Gabrieli sottolineando che “non serve cercare responsabilità per aprire dibattiti molte volte strumentali. Certe battaglie si riducono ad inutili polemiche, fumose manifestazioni, fatte tante volte da chi si vuole tirare fuori dalla responsabilità del fratello”. Oggi serve – spiega il sacerdote – “uno scatto di responsabilità” e di “dignità della Città intera, ci servono uomini e donne che senza colori, fazioni, appartenenze politiche e religiose che siano, si mettano insieme per alleviare i bisogni di chi bussa alle nostre porte”.