Roma – “Preoccupazione per i ripetuti casi di morte di giovani immigrati in Italia che vivono in condizioni drammatiche, in abitazioni di fortuna, senza i requisiti di sicurezza”, viene espressa oggi dalla Commissione Episcopale per le Migrazioni e dalla Fondazione Migrantes. “La perdita del lavoro o il precariato, il rientro della famiglia in patria – si legge in una nota congiunta diffusa oggi dopo l’incontro della Commissione di ieri a Roma – costringono molti immigrati, uomini e donne, a vivere in solitudine, senza una fissa dimora o in condizioni precarie”. Le case e i centri di prima accoglienza nei comuni e nelle diocesi, che svolgono un’opera “straordinaria” in questo momento, sono “spesso insufficienti a ospitare – affermano i presuli e la Migrantes – tutte le persone in difficoltà. Occorre ripensare un piano abitativo popolare che possa anche assolvere al dovere di ospitalità di lavoratori migranti e delle loro famiglie”.
La CEMI e la Migrantes ribadiscono anche la necessità di una programmazione politica e sociale che “non porti il nostro Paese a ripetere l’estemporaneità e l’emergenzialità con cui si è affrontato il dramma dei rifugiati del Nord-Africa, dopo le ‘primavere’ arabe”. I presuli sono riconoscenti – scrivono nella nota – alle comunità, alle associazioni e ai volontari che in questi due anni hanno permesso di “trasformare un’emergenza in un cammino di promozione umana e di integrazione sociale di molti rifugiati e richiedenti asilo”.



