Milano – Distante dal Paese natale, forse solo in una grande città italiana o in un piccolo centro di provincia, magari persino in difficoltà con la nostra lingua, un migrante può trovare nella preghiera una bussola fra le peripezie del quotidiano nella nazione che lo ha accolto. E nel dialogo con il Signore può sperimentare la comunione che ha il suo fondamento nella fede, “tesoro di vita che si accresce mentre viene condiviso”, si legge nel Catechismo della Chiesa cattolica. In fondo sta qui il senso dei due agili libri dal titolo “Padre nostro e altre preghiere” (Paoline, 90 pagine, 6,50 euro) con i quali Cristina Uguccioni propone un percorso di preghiere e meditazioni a portata di straniero (ma naturalmente anche di chi nella Penisola affonda le sue radici). L’idea – semplice ma efficace – è quella di affiancare il testo in italiano alla traduzione in una delle lingue più diffuse fra i migranti presenti qui: il filippino e lo spagnolo. Il primo volumetto bi-lingue è destinato alla comunità legata allo Stato del Sudest asiatico; l’altro ai sudamericani che vivono in Italia. Scrive mons. Giancarlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, nell’introduzione al testo che ha lo stile di una lettera aperta all’immigrato: “Nella preghiera, anche se lontani da casa, dalla famiglia – dai mariti o dalle mogli, dai padri o dalle madri, dai figli – dalla tua comunità cristiana di origine, il Signore ci rende vicini, prossimi a tutte le persone e ai luoghi che amiamo”. E proprio la preghiera insegnata da Cristo agli apostoli diventa richiamo con un Dio che è possibile chiamare “Padre” in qualsiasi lingua. La prima parte dei due volumi contiene le preghiere tradizionali. Poi vengono proposti passi del Vangelo insieme con riflessioni di santi e Papi per pregare “la vita di Gesù”. La terza sezione ha al centro Maria e Giuseppe, la quarta il Rosario e l’ultima le preghiere per particolari circostanze. “Nella preghiera – sottolinea mons. Perego – si riscopre l’unità, la fraternità e ogni distanza è colmata, ogni differenza è superata”. Perché “essa precede ogni divisioni e separazione”. Compresi i confini o le barriere culturali che la storia ci consegna. (Giacomo Gambassi)



