Roma – Per gli stranieri nati in Italia da ieri è più facile ottenere la cittadinanza. Con la precedente legge lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino a 18 anni di età, diventava cittadino se dichiarava “di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno” dal raggiungimento della maggiore età. Il decreto legge del governo Letta, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e in vigore da oggi, stabilisce che all’interessato «non sono imputabili eventuali inadempimenti riconducibili ai genitori”. Ancora più importante il comma 2 dell’articolo 33 del decreto legge. “Gli ufficiali di stato civile – stabilisce il decreto – sono tenuti al compimento del diciottesimo anno di età a comunicare all’interessato, nella sede di residenza quale risulta all’ufficio, la possibilità di esercitare il diritto (di diventare cittadino italiano, ndr) entro il compimento del diciannovesimo anno di età. In mancanza – conclude il decreto legge – il diritto può essere esercitato anche oltre tale”. Non è lo “ius soli”, sul quale il dibattito resta aperto, ma le nuove modalità servono comunque a semplificare le procedure. Nel caso di errori da parte dei genitori, varranno come prova i certificati scolastici o medici dei figli, così da poter incrociare i dati ed evitare pasticci o ritardi durante la fase di esame della documentazione di richiesta della cittadinanza. Si tratta di norme entrate nel pacchetto semplificazioni, su richiesta del ministro dell’Interno Alfano e dell’Integrazione Kyenge. Quanto allo Ius Soli il ministro Kyenge ieri ha annunciato che la sua proposta di legge per il riconoscimento della cittadinanza presto arriverà in Parlamento. “Il mese prossimo – assicura – il testo sarà in Commissione Affari costituzionali”. Sullo sfondo resta il dibattito culturale, come nel caso della percezione dei reati. Per il ministro troppo spesso “i media danno molta enfasi ai crimini commessi dagli immigrati mentre il crimine non va etnicizzato”.



