Milano – Non solo cervelli in fuga, la crisi sta facendo uscire dall’Italia una generazione in cerca di opportunità. Secondo le anticipazioni del rapporto Migrantes “Italiani nel Mondo 2013” per la prima volta il nord torna terra d’emigrazione come cent’anni fa e, nell’era dei voli low cost e della mobilità senza barriere (per gli occidentali), i flussi italiani si sono globalizzati e scoprono l’Asia, in particolare la Cina. A gennaio i cittadini residenti fuori dei confini nazionali – quindi iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero, Aire – erano 4,3 milioni, il 7,3% dei 60 milioni di residenti nel Belpaese. L’aumento rispetto al 2012 è del 3,1%, 132mila iscrizioni in più. Se guardiamo anche al 2011, si sale al 5,5%. Incrociando le rilevazioni Istat, Migrantes ha scoperto che nel 2011 si sono registrate 50 mila partenze, 10 mila in più rispetto al 2010. È il numero di espatri più alto dal 2000. I nuovi migranti sono mediamente preparati o qualificati, ma se ne vanno anche ragazzi privi di titolo di studio. Età media 34 anni, oltre la metà sono uomini. Le anticipazioni del rapporto, che vedrà la luce in autunno, stimolano la riflessione di monsignor Giancarlo Perego, Direttore generale della Migrantes: “I nuovi e numerosi dati, ma soprattutto i lavori di studio e di ricerca che saranno presenti nel Rapporto Italiani nel Mondo 2013 – commenta – costituiscono un invito a superare le letture approssimative, che riducono gli emigrati italiani ai soli ‘cervelli in fuga’. Anche perché ad emigrare sono persone. Vanno prese in considerazione la molteplicità di storie e le condizioni di persone e famiglie italiane in emigrazione, che rappresentano una tra le più significative espressioni della vita del paese, ma anche della dimensione globale del mondo odierno”. In effetti dal 2011 la propensione allo spostamento, anche per ragioni di disponibilità economica, risulta maggiore nel Centro-Nord, a partire dalla Lombardia. La Sicilia resta prima regione di origine complessiva, seguita da Campania, Lazio e Calabria. Ma nel 2012-2013 è stata surclassata dalla dinamicità lombarda, con un aumento di 17 mila partenze a fronte delle 12 mila sicule. Si assiste, secondo la Migrantes, a un ritorno del protagonismo del nord Italia a scapito del sud, le cui risorse sono limitate dalla crisi. Roma e Milano sono le province con gli aumenti più forti di emigrazioni. La maggior parte di connazionali residenti all’estero si trova in Europa (il 54,5% del totale), poi in America (il 40%). Distanziate l’Oceania (3%), ovvero l’Australia, mito di tanti under 30 da qualche tempo, quindi l’Africa (l’1,3) e l’Asia (1%), dove, però i dati segnalano l’aumento più vistoso (18,5%) con un occhio di riguardo alla Cina. La prima comunità di concittadini all’estero resta quella argentina (circa 700 mila), la tedesca (650mila) e quella svizzera (558000). Ma i nuovi flussi potrebbero cambiare fisionomie immutate da 30 anni. (Paolo Lambruschi – Avvenire)



