Svizzera: preoccupazione per asilo politico

Zurigo – La maggioranza dei cittadini svizzeri che si è espressa domenica 9 giugno con il referendum popolare riguardante la revisione della legislazione in materia di asilo politico, si è espressa in favore della riforma delle misure che inaspriscono le politiche elvetiche di accoglienza. I cantoni di lingua tedesca sono stati i più risoluti nel dire “si”. Secondo quanto riportato dall’agenzia Kipa-Apic – e ripresi da SIR Europa – le chiese e le organizzazioni in Svizzera hanno commentato criticamente questo risultato. Da ora in poi non si potranno più presentare richieste di asilo politico nelle ambasciate svizzere, ad esempio. Si esclude anche l’obiezione di coscienza tra i motivi per cui poter ottenere l’asilo politico. L’organismo caritativo della Chiesa evangelica in Svizzera (Heks) ha scritto in un comunicato che è soprattutto l'”escludere la possibilità di rivolgersi alle ambasciate a costituire una dolorosa perdita”. Prima del referendum le chiese svizzere avevano ampiamente espresso il loro parere contrario ai cambiamenti proposti perché “non avrebbero comunque cambiato la sorte delle persone costrette a lasciare la loro patria e a chiedere asilo alla Svizzera”.

 
L’abate di Einsiedeln, Martin Werlen, a commento degli esiti del referendum, ha affermato che essi sono “una sfida per la Chiesa a ricordare sempre con le parole e con il suo operare, che le persone che chiedono asilo non sono un problema, ma hanno un problema” e che “occorre insistere affinché si trovino soluzioni a questi problemi nella quotidianità, ma anche con decisioni di politica interna ed estera”.