Roma – Esperienze e capacità di risposta delle amministrazioni pubbliche dei Paesi europei alle istanze di integrazione che giungono dai cittadini stranieri non comunitari. Oltre a strategie, strumenti e pratiche amministrative messe a punto allo scopo di raggiungere la migliore integrazione.
Il confronto al convegno “Potenziamento della capacity building delle amministrazioni pubbliche per l’integrazione dei cittadini stranieri: modelli europei a confronto” in programma ieri presso l’aula magna della scuola superiore dell’Amministrazione dell’Interno (SSAI), un evento che ha inteso offrire una comparazione tra il modello italiano di governance del fenomeno migratorio e quello di altri Paesi europei con esperienze particolarmente significative (Francia, Germania e Spagna).
Insieme a funzionari del Dipartimento per le libertà civili e dell’immigrazione del ministero dell’Interno, a quelli del ministero ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e a responsabili di diverse prefetture italiane, sono intervenuti, infatti, rappresentanti di Paesi europei, come il consigliere per l’Integrazione e l’asilo del Gabinetto del ministro dell’Interno francese, la rappresentante del ministero del Lavoro e della Sicurezza sociale spagnolo, un componente della task force della rappresentante del Governo federale tedesco per l’immigrazione, i rifugiati e l’integrazione.
Le prospettive delle politiche europee d’integrazione sono state illustrate da un rappresentante della Commissione europea.
Il convegno conclude il progetto transnazionale realizzato dalla SSAI in partnership con l’Autorità responsabile per l’Italia del Fondo Europeo per l’Integrazione dei Cittadini dei Paesi Terzi per il rafforzamento delle competenze del personale dell’Amministrazione in tema d’immigrazione.



