Milano – Al 1° maggio 2013 sono più di 23mila (per il 95% uomini) gli stranieri nelle carceri italiani su un totale di quasi 66mila detenuti: essi rappresentano due quinti degli imputati (10mila su 25mila) ma meno di un terzo dei condannati (13mila su 40mila), ed solamente meno di un ottavo degli internati (147 su 1.187). L’entrata in vigore della Legge 199 del 2010 (“Esecuzione presso il domicilio delle pene”) ha scarcerato più di 10mila persone, per quasi tre quarti italiani. Lo si legge nell’ultima newsletter dell’Ismu. I maggiori gruppi nazionali nelle carceri italiane sono marocchini (oltre 4mila unità), rumeni (quasi 4mila), tunisini e albanesi (quasi 3mila entrambi). Seguono i nigeriani (poco più di mille) e gli algerini (604). Sono però proprio gli africani tunisini, nigeriani ed algerini – spiega l’Ismu – più di tutti gli altri principali gruppi nazionali a segnare tassi di detenzione superiori alla media generale che, se consideriamo ancora oggi i 5,4 milioni di stranieri presenti in Italia al 1° gennaio 2012 stimati dall’Ismu, è del 4 per mille circa: infatti la Tunisia è al 22 per mille, la Nigeria al 15 per mille, l’Algeria al 18 per mille, mentre la Romania è al 3 per mille, l’Albania al 5 per mille, il Marocco al 7 per mille, la Cina solamente all’1 per mille e la Repubblica Domenicana all’8 per mille.



