Lombardia: calano gli stranieri

Milano – Anche a Milano e Provincia, come su tutto il territorio lombardo, cala il numero degli stranieri. Lo spaccato milanese del 15esimo Rapporto sull’immigrazione straniera realizzato da Orim (l’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità) in collaborazione con Fondazione Ismu e curato dall’assessorato alle Politiche sociali della Provincia di Milano, conferma il nuovo fenomeno. Una diminuzione complessiva delle presenze immigrate: da 460mila registrate nel 2011 si è passati a 443mila stimati a metà 2012. Il calo, dettato anche da aggiornamenti anagrafici apportati con l’ultimo censimento, va ad interrompe un trend oramai consolidato, che ha visto la presenza straniera crescere costantemente dal 1998 in poi. “Con la crisi economica conclamata bisogna però aspettare anche i dati dell’anno prossimo per capire se questa tendenza in atto perdurerà e si conclamerà maggior¬mente in futuro” precisa l’assessore provinciale alle Politiche sociali Massimo Pagani. I ricercatori della Fondazione Ismu non hanno però dubbi: la mancanza di lavoro spinge gli immigrati altrove (in primis in Francia e nel Regno Unito) mentre per gli irregolari l’intenzione manifestata nel corso delle interviste è quella di far ritorno al proprio Paese. La ricerca, che fotografa la situazione al primo luglio 2012, conferma il milanese come area maggiormente attrattiva a livello regionale: in essa vive il 35,8% dell’1,2 milioni di stranieri presenti in Lombardia e provenienti da Paesi a forte pressione migratoria. All’interno del territorio provinciale il capoluogo si conferma più attrattivo dell’hinterland, sebbene in leggero calo (-1%) rispetto all’anno precedente. Sono soprattutto gli stranieri con famiglia che tendono a trasferirsi in provincia per un costo più accessibile della casa e della vita in generale. A Milano città vivono 248.400 stranieri, il 56% del totale provinciale. La diminuzione complessiva della presenza straniera porta con sé anche il calo degli irregolari, che passano da 49.800 (2011) a 37.500: quasi due terzi di essi, il 63,2%, vive nel capoluogo. Ma nell’ultimo anno la crisi economica ha colpito anche loro: i disoccupati crescono infatti dal 10,8% del 2011 al 19,4% del 2012, avvicinandosi al picco del 22% registrato nel 1997. Nell’hinterland, invece, la disoccupazione tra gli stranieri decresce di 2 punti percentuali, assestandosi ad un 11,4% non lontano dal 10,5% del 1997. Per quanto riguarda invece l’istruzione, la quota dei senza titolo di studio continua a decrescere in entrambi i territori (Milano e provincia), sempre rispetto al 1998, toccando quota 2% per il capoluogo e 3% per i comuni extra-capoluogo. Aumentano invece, soprattutto a Milano città, i diplomati (71,7%) e anche i laureati (22,2%). Ma non chiedono che il loro titolo di studio venga riconosciuto, “perché tanto non serve”. “L’ingegnere senegalese fa l’operaio specializzato – spiega il ricercatore Ismu – e l’infermeria moldava la badante”. Un dato significativo riguarda anche l’invecchiamento dell’età media. Se nel 1997 questa era infatti di 28 anni per il capoluogo e di 29 per i restanti comuni, oggi raggiunge rispettivamente i 37 e 36 anni. “Una volta arrivava l’immigrato giovane e solo – aggiunge il ricercatore – oggi c’è la tendenza ad arrivare qui con tutta la famiglia, magari anche con un figlio”. Quasi la metà (48,1%) degli stranieri che vivono a Milano si è stabilito nel milanese da più di 10 anni, mentre la maggioranza assoluta (56,8%) dei residenti negli altri comuni è arrivato nella nostra provincia da un periodo compreso tra i 5 e i 10 anni. “La Lombardia e Milano si confermano territori aperti e solidali. Sappiamo tutti però come anche qui sia grave la crisi economica ed occupazionale. È chiaro che senza lavoro il percorso di regolarizzazione e integrazione è in salita” conclude l’assessore provinciale. (Daniela Fassini)