“La tortura psicologica miete vittime nei Cie”

Milano – Anche in Italia ci sono luoghi dove la dignità umana viene calpestata e le persone detenute sottoposte a trattamenti degradanti. Sono luoghi nascosti, buchi neri dove gli stranieri senza documenti vengono imprigionati per mesi. Sono i Cie, centri di identificazione ed espulsione, secondo l’accusa lanciata dal Cir, Consiglio italiano per i rifugiati, con la campagna LasciateCIEntrare e l’associazione Antigone in occasione dell’odierna giornata dell’Onu a sostegno delle vittime di tortura.
“L’Italia – sostiene Fiorella Rathaus del Cir, presieduto da Savino Pezzotta – purtroppo non può ancora dirsi libera dalla tortura. Manca infatti una legge nel nostro codice penale che la punisca come reato specifico, nonostante l’obbligo derivante dalle Convenzioni internazionali”. Secondo Amnesty International sono 112 i paesi dove nel 2012 è stata praticata la tortura o trattamenti inumani o degradanti. Un problema anzitutto dei rifugiati. Un profugo su tre, tra quelli che arrivano in Italia è infatti stato torturato. Quest’anno il focus della giornata si sposta sui Cie, prigioni senza nemmeno dignità carceraria, nei quali vengono imprigionati gli irregolari in attesa di espulsione per periodi sproporzionati. Perché vi viene rinchiuso fino a 18 mesi chi è senza documenti.
“Non esistono dati ufficiali – afferma Gabriella Guido di LasciateCIEntrare – ma stimiamo che negli 11 centri operativi vi siano 1500 persone. I Cie ci sono in tutta l’Ue, ma a nord delle Alpi nessuno trattiene una persona un anno per identificarla ed espellerla. E metà dei detenuti non viene espulsa. Frequenti i casi di autolesionismo”. Grazie al passato governo gli attivisti entrano con più frequenza nei Cie. Come vengono trattati i migranti? ”Abbiamo numerosi riscontri di trattamenti degradanti – risponde Guido – come l’abuso di psicofarmaci da parte dei sanitari per sedarli e prevenire rivolte. Non ci sono invece denunce ufficiali di percosse, però vediamo spesso nelle nostre visite ospiti con lividi. Gli agenti rispondono che sono stati causati da risse tra detenuti. E sono molte le carenze sanitarie. Lascio immaginare dal punto di vista psicologico cosa voglia dire venire rinchiusi in camerate o in gabbie da otto persone per un tempo indefinito, durante il quale si verrà trasferiti senza preavviso e si faticherà a parlare con legali e famiglia. Nei Cie entrano anche comunitari che erano regolari, ma non hanno potuto rinnovare il permesso”. A breve riapriranno due strutture, a Santa Maria Capua a Vetere e Palazzo San Gervasio. La prova che 18 mesi in un non luogo non servono da deterrente per chi vuole penetrare nella Fortezza Europa. (Paolo Lambruschi – Avvenire)