Cremona – Gli uffici Caritas e Migrantes della diocesi di Cremona hanno ottenuto un sostegno da parte della Fondazione Migrantes di 15mila euro per la realizzazione di cinque inserimenti lavorativi, tramite “Carità e Lavoro” Società Cooperativa Sociale onlus, tra i profughi provenienti dai Paesi africani, giunti in Italia lo scorso 2011 in seguito all’emergenza Nord Africa e ancora ospiti presso la Casa dell’accoglienza di Cremona. A distanza di alcuni mesi, infatti, alla chiusura da parte del Governo Italiano del sostegno all’emergenza Nord Africa, si è reso necessario un intervento forte in favore dei numerosi casi di accoglienza che successivamente ai 24 mesi di risposta emergenziale non hanno trovato un epilogo certo sul versante occupazionale. La Diocesi di Cremona si è fatta carico in questo periodo, alla luce dei numerosi casi di soggetti accolti all’interno delle proprie strutture ancora privi di una reale e minima prospettiva esistenziale e privati in modo pressoché arbitrario di un sistema di tutela sociale istituzionale, di reperire risorse atte a garantire un avviamento minimo ad una autonomia effettiva e via via più definitiva, attraverso il lavoro. A tale sforzo si aggiunge la scelta forte di prolungare a proprie spese, con risorse della diocesi, il percorso di accoglienza, modulando la stessa attraverso il passaggio dei soggetti interessati dalle strutture classiche in uso a forme più adeguate di semi autonomia abitativa nel contesto territoriale cittadino e diocesano. Ad oggi sono presenti ancora 41 profughi, di essi solo 7 sono i cosiddetti “vulnerabili” ancora sostenuti dal Ministero, 16 sono quelli che hanno ricevuto l’asilo politico ma che sono lasciati a se stessi, 4 le donne sole e 14 uomini: molti fra loro, pur non avendo reperito un lavoro stabile a causa del perdurare della crisi economica e privi di sostegno da parte di connazionali in altre parti d’Italia, si sono sempre impegnati allo stremo per inviare anche piccole somme alle proprie famiglie in patria. L’Emergenza Nord Africa ha coinvolto Caritas, Migrantes e Casa dell’accoglienza di Cremona fin dal 14 aprile 2011, da allora ben 147 sono stati i profughi che hanno trovato ospitalità in varie strutture diocesane. Giovani, nuclei familiari, coppie, uomini per lo più e donne (18) provenienti da 20 Paesi diversi: Tunisia, Nigeria, Liberia, Camerun, Togo, Ghana, Senegal, Niger, Guinea, Libia, Bangladesh, Mali, Somalia, Etiopia, Pakistan, Siria, Palestina, Mauritania, Sudan, Costa d’Avorio. Fin dall’inizio sono stati organizzati corsi di italiano ed alcuni tra i profughi sono successivamente stati iscritti ad altri corsi di perfezionamento della lingua. In collaborazione con il Comune di Cremona sono state svolte attività “socialmente utili” quali la raccolta delle foglie in città nei mesi autunnali, mentre altri lavori si sono tenuti presso alcune realtà diocesane. Numerose collaborazioni sono state avviate con il CISVOL e il Forum del Volontariato perché con diverse associazioni si realizzassero eventi con e per i profughi. Anche a livello istituzionale, sia il sindaco di Cremona che gli assessori Amore e Ceraso sono più volte stati presenti presso la Casa dell’accoglienza per alcune iniziative che ricordassero alla città la presenza dei rifugiati. Alcuni di loro sono stati ospiti in parrocchie e sia lì che altrove si sono realizzati incontri e testimonianze. La stessa Giornata Mondiale dei Migranti è stata animata anche dalla loro presenza, soprattutto da coloro che sono cristiani (quasi la metà). Altre Giornate sono state organizzate per sottolineare durante l’anno il tema dell’immigrazione e della integrazione con la collaborazione di diverse altre realtà del territorio. Qualcuno di loro con la Tavola della Pace di Cremona ha partecipato anche alla Marcia Perugia-Assisi. Con la Caritas Italiana l’anno scorso si è realizzato un progetto (19.700,00 euro) per accompagnarli con i nostri volontari al mare e in montagna. Questo tempo trascorso con i profughi è stato una grande occasione di incontro tra persone diverse per cultura, lingua, fede ma che hanno dato prova di una convivenza possibile. Inutile nascondere che ci sono state anche difficoltà e fatiche e, nonostante l’intervento economico dello Stato, tanto si è dovuto fare per aiutare chi tra loro più era in difficoltà personale, ma soprattutto con il pensiero a casa, dove la famiglia aspettava quell’aiuto precedentemente permesso dal lavoro in Libia. (La Vita Cattolica – Cremona)



