Roma – “Voi, fratelli e sorelle, fate parte di un popolo che è stato molto provato nella sua storia. Il popolo polacco sa bene che per entrare nella gloria bisogna passare attraverso la passione e la Croce. E lo sa non perché l’ha studiato; lo sa perché lo ha vissuto. San Giovanni Paolo II, come degno figlio della sua patria terrena, ha seguito questa via. L’ha seguita in modo esemplare, ricevendo da Dio una spogliazione totale. Per questo ‘la sua carne riposa nella speranza’ E noi? Siamo disposti a seguire questa strada? Voi, cari fratelli, che formate oggi la comunità cristiana dei polacchi a Roma, volete seguire questa strada?”. Sono le parole di Papa Francesco ieri mattina nella Chiesa di San Stanislao, a Roma, dove si riuniscono i cattolici polacchi che vivono a Roma. Attesissimo dai fedeli al suo arrivo Papa Francesco è stato accolto da una folla festante. Ha celebrato la essa e poi, in un salone intitolato proprio a Giovanni Paolo II, ha incontrato i bambini che frequentano il catechismo della Comunione, i cresimandi, i gruppi pastorali. L’invito al Papa – ha spiegato monsignor Pawel Ptasznik, responsabile diocesano dell’assistenza spirituale degli immigrati polacchi a Roma – è legato alla canonizzazione di papa Wojtyla, per ringraziare il Signore per questo grande dono. Come data ho suggerito io stesso quella del 4 maggio, perché il 3 cade la solennità di Maria Regina della Polonia e l’8, secondo il calendario polacco, è la festa di san Stanislao. L’evento è quindi pienamente inserito nella cornice della religiosità polacca”. La visita è “molto significativa – ha detto il direttore Migrantes di Roma, monsignor Pierpaolo Felicolo – e testimonia anche il grande impegno della comunità polacca a Roma” dove la Migrantes promuove corsi di italiano per gli stranieri, da quelli di livello base ad altri più avanzati. “Non è un fatto da trascurare – aggiunge mons. Felicolo – perché più conosci la lingua e più sei integrato nella società civile e ciò testimonia che i polacchi sono ben integrati. All’inizio si trattava per lo più di donne che lavoravano come badanti, ma con il tempo sono avvenuti molti ricongiungimenti familiari e oggi c’è una seconda generazione che viene fuori”. Tanto che a San Stanislao ci sono, per questi giovani nati in Italia da genitori stranieri, dei “corsi di polacco per non far perdere loro le proprie origini”. (R.I.)



