Berlino: V Forum su Migrazione e Pace

Berlino – “Integrazione: verso una pacifica e democratica coesistenza” è stato il tema scelto per questa edizione. Un invito chiaro, fin dall’inizio, a mettere in campo, ognuno, il contributo di valori e di impegno per la crescita del paese dove si sceglie di vivere e stabilire la propria dimora. Così si superano o si mettono in secondo piano le differenze puramente esteriori, quelle che distinguono popoli e etnie e che troppo spesso sono viste come barriere. Un pensiero iniziale è andato anche ai migranti che soffrono persecuzione, i profughi o i rifugiati, che premono affinché temi come integrazione, democrazia e diritti umani, siano dibattuti seriamente in Europa. P. Leonir Chiarello, direttore del Scalabrini international migration network, ha evidenziato come nel declino della sicurezza umana, nella mancanza di sviluppo, nei disastri naturali si ritrovi la causa dell’aumento del numero di migranti nel mondo: un gruppo sempre più vulnerabile, ultimamente anche sempre più costituito da minori. Un’emergenza umanitaria, insomma, che chiede una soluzione al di là delle frequenti politiche che tentano di contenere un fenomeno che per natura è in movimento. P. Alessandro Gazzola, superiore generale dei missionari Scalabriniani, ha quindi invitato ad un cammino di integrazione, piuttosto che elevare muri di separazione tra i popoli, cosa che suona quanto mai opportuna in una città come Berlino che fino a 25 anni fa ha sofferto il peso di una separazione dentro di sé. La globalizzazione della indifferenza, denunciata da Papa Francesco, può essere combattuta anche da iniziative come questo Forum. Tra i primi interventi si è fatto notare Armin Laschet, noto esponente della CDU, il quale ha affermato con estrema chiarezza che la Germania deve sottolineare il suo essere un paese di immigrazione, cosa più che evidente. D’altro canto, egli ha anche evidenziato come le differenze tra nord e sud del mondo persistono ed è sempre più urgente un’analisi attenta che prevenga le fughe di cervelli, anzi ne preveda l’investimento nei paesi di partenza. Mons. Silvano Tomasi, nunzio apostolico presso le nazioni unite a Ginevra, ha ricordato come una persona su sette è una migrante, con la conseguenza che la migrazione è inevitabile e ci si deve fare i conti. Esistono contraddizioni continue a riguardo: la migrazione bilancia il calo demografico, ma è attaccata dall’opinione pubblica; le nazioni erigono muri, ma non ci sono frontiere che la scelta di emigrare non riesca a superare. Recenti teorie sostengono che le società siano già pluralistiche e che un gruppo nuovo che arriva è “solo” un altro gruppo insieme agli altri, come pure che il processo di integrazione è un percorso compiuto da chi arriva e vi si inserisce e da chi accoglie, e si inserisce nel medesimo processo. I quattro “panel” che si sono susseguiti hanno puntato, per quanto riguarda il primo, sulla inviolabilità della dignità umana, con l’accento, ad esempio, sul tema della sovranità degli stati vista da Donald Kerwin, direttore del Centro Studi di New York, come la capacità di uno stato di garantire protezione e diritti per tutti coloro che vivono nel paese, interessandosi anche ai paesi limitrofi, impegnandosi in azioni concrete di aiuto e sostegno quando necessario fino ad agire come una rete sul piano internazionale. Il secondo gruppo di interventi si è concentrato sul tema dell’integrazione e i passi avanti o indietro delle politiche degli ultimi 25 anni. Tra i progressi raggiunti in Germania si è evidenziato come alcuni ruoli politici siano ora occupati da persone con un background migratorio. Tobia Kessler, direttore del centro studi di Basilea, ha ribadito come il termine integrazione è ambivalente e accoglie in sé angolazioni diverse. Nel terzo panel si è fatto notare per l’esposizione brillante Joseph Chamie, già direttore della divisione delle popolazione per le Nazioni Unite, che ha offerto il suo contributo sul tema “Democrazia: contributi dei migranti nei processi democratici”: abbracciare le sfide future e non combatterle, è la cura che egli intravede per un processo sano, di reale democrazia. Nel quarto panel un sorta di tavola rotonda ha caratterizzato gli ultimi interventi: Nisha Agarwal, membro dell’ufficio migrazione di New York, che ha presentato l’iniziativa di una speciale ID card che sarà emessa dalla città di New York per quei 500.000 migranti non documentati e che non possono beneficiare di alcuna forma di identificazione. Ha anche evidenziato come il crescere di gruppi organizzati all’interno delle comunità etniche sta portando frutti nel facilitare il processo di cittadinanza e di influsso sul piano socio-politico come nel sostegno delle elezioni dell’attuale sindaco della città. Sezen Tatlici, di Typisch Deutsch, ha presentato il lavoro svolto con le seconde generazioni e con alcuni gruppi che ha incontrato sfatando miti e pregiudizi con la semplice testimonianza della propria storia. P. Rigoni ha evidenziato la figura del migrante come una persona che sfida il domani ogni giorno, mentre p. Borin ha offerto una panoramica sul servizio svolto tra e con i migranti in Europa e Africa, esprimendo il sogno di vedere a breve un’Europa che impari ad accogliere come un corpo solo i migranti che bussano alle sue porte, curando davvero gli interessi dei migranti a partire dai paesi di partenza. Un Forum che ha mostrato come parlare di integrazione spesso necessiti ancora di una chiarificazione terminologica e, di conseguenza, di una relativa messa in opera di azioni e scelte per forza di cose molto variegate. Ciò che fa la differenza è l’apertura o meno al nuovo, al diverso da parte di singoli e delle strutture socio-legislative di ogni paese coinvolto nel processo migratorio. Non ci sono ricette uniche: il V Forum su integrazione e Pace ha, però, espresso ancora il desiderio di ampliare sempre più il sogno di Martin Luther King che ognuno su questa terra sia riconosciuto come ugualmente degno di essere garantito nei suoi diritti, nelle sue libertà fondamentali. (Gabriele Beltrami)