Città del Vaticano – “Rendere più credibile ed efficace l’opera evangelizzatrice della Chiesa” verso gli zingari, anche tramite “un nuovo approccio” e “una giusta interpretazione della loro storia e della loro dignità, perché possano inserirsi pienamente nella Chiesa e vivere con maggiore consapevolezza la loro appartenenza” ad essa. Lo ha detto questa mattina il card. Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, nel suo saluto a Papa Francesco che ha ricevuto in udienza in Vaticano i partecipanti all’Incontro mondiale dei promotori episcopali e dei direttori nazionali della pastorale degli zingari. Nel richiamare le esortazioni del papa “ad essere Chiesa povera e dei poveri”, “missionaria tutta in uscita”, il card. Vegliò ha sottolineato che “il popolo zingaro sta attraversando un momento di passaggio da una vita itinerante a una maggiore stabilità”, mentre “numerosi giovani hanno maturato la consapevolezza di doversi adoperare per il bene della propria etnia e dimostrano la volontà di collaborare con le autorità civili ed ecclesiali”, anche se non di rado trovano ostilità e rifiuto”. Di qui l’importanza di “un’effettiva sinergia tra la comunità ecclesiale, quella civile e quella zingara” per la soluzione dei “molti problemi e difficoltà che emergono nel processo della loro integrazione e inclusione sociale”.



