Roma – Oggi sono 16 milioni i rifugiati (tra cui i richiedenti asilo e i Palestinesi sotto l’Agenzia di soccorso e lavoro delle Nazioni Unite); 28,8 milioni gli sfollati interni a causa di conflitto; 15 milioni i profughi a motivo di pericoli e disastri ambientali e 15 milioni i profughi a causa di progetti di sviluppo. Poi ci sono gli apolidi, che non possiedono alcuna cittadinanza e non sono ammessi ai diritti che spettano ai cittadini: sono circa 12 milioni di persone quasi invisibili, che non hanno documenti d’identità e con limitate opportunità di ottenere un posto di lavoro, di studiare e di lasciare le loro dimore”. Sono questi alcuni dei dati forniti questa mattina da padre Gabriele Bentoglio, sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, intervenuto al corso di “linee di pastorale migratoria” promosso dalla Fondazione Migrantes. Nel mondo, poi, vi sono circa un milione e duecentomila marittimi, che trasportano via mare il 90% delle merci che circolano sul pianeta, mentre si stima che nella pesca, a livello industriale e artigianale, lavorino più di 30 milioni di persone. E ancora gli zingari: circa 36 milioni sparsi ovunque, in Europa, nelle Americhe e in alcuni Paesi dell’Asia. Si calcola che 18 milioni vivano in India, terra originaria di tale popolazione. Per quanto riguarda il continente europeo, le stime ufficiali del Consiglio d’Europa danno un numero che oscilla tra i 10 e i 12 milioni, con rilevante concentrazione nell’Est europeo”. Altro fenomeno di mobilità è quello degli studenti internazionali: alla fine del primo decennio di questo secolo, il numero degli studenti all’estero ha superato i tre milioni e si prevede che raggiunga i 7 milioni entro il 2025. Infine- ha detto padre Bentoglio – aggiungiamo che, secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), nel corso del 2011 l’aumento dei movimenti turistici è stato del 4,4%, facendo registrare 980 milioni di turisti rispetto ai 939 milioni del 2010.
Accanto al fenomeno “ampio della mobilità, o piuttosto strettamente intrecciati ad esso, vi sono – ha spiegato il rappresentante del Pontificio Consiglio – i flussi dei lavoratori migranti: nel 2013, l’ONU calcolava che vi erano 232 milioni di persone che vivevano fuori del loro Paese di nascita, pari al 3,2% della popolazione mondiale . La metà di questi migranti sono concentrati in dieci Paesi (USA, Russia, Germania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Francia, Canada, Australia e Spagna). Per la maggior parte (74%) si tratta di persone in età economicamente attiva (tra i 20 e i 64 anni), con una percentuale femminile pari al 48%. Per quanto riguarda, infine, “la migrazione irregolare, si stima che ne sia coinvolto almeno il 15% della popolazione migrante totale, purtroppo spesso alimentando un “mercato parallelo” di tratta e traffico di esseri umani (smuggling e trafficking), frequentemente gestito da varie forme di criminalità organizzata”. Sommando i dati “oltre un miliardo di esseri umani, cioè un settimo della popolazione globale, è in movimento”, ha spiegato il religioso che nel suo intervendo, si è soffermato sulla dimensione sociale dell’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” di papa Francesco sottolineando come l’esortazione riprenda i principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa, che “si dipanano dalla tutela e dalla promozione della centralità e della dignità della persona umana, con particolare attenzione alla difesa dei suoi diritti, che va di pari passo con l’enumerazione dei rispettivi doveri. Ma Papa Francesco – ha detto padre Bentoglio – “vi aggiunge un tratto specifico, cioè una sorta di sguardo paterno/materno sui più vulnerabili, come fa il pastore con la sua pecora smarrita o come il samaritano nei confronti del pover’uomo ferito e abbandonato sul ciglio della strada tra Gerusalemme e Gerico”. “Si fanno più pressanti i compiti che spettano a noi, operatori pastorali nel campo delle migrazioni, sempre più interpellati a coniugare l’impegno dell’evangelizzazione con i doveri della promozione umana”, ha aggiunto Bentoglio: “in effetti, il fenomeno migratorio, a cui spesso le istituzioni stanno assistendo con indifferenza e incapacità di gestione, continua a denunciare lo squilibrio fra le diverse aree del mondo, dove la disparità di accesso alle risorse rende i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Il diritto di emigrare, che dovrebbe essere garantito a tutti, corrisponde al diritto a restare, per costruire in patria un futuro migliore per i singoli e per le collettività. Entrambi, in ogni caso, devono essere subordinati ad un concetto più ampio di cittadinanza, dove non vi siano confini per un mondo che tutti devono sentire come patria universale, come luogo di passaggio e anticipazione della patria definitiva ed eterna”.



