Rapporto immigrazione Caritas e Migrantes: gli interventi della ministra Kyenge e del sen. Manconi

Roma – “L’Italia deve essere un esempio in Europa in materia di immigrazione, passando da un approccio emergenziale e securitario ad un grande piano per una reale integrazione”: è l’auspicio espresso oggi a Roma dal ministro per l’integrazione Cécile Kyenge, intervenuta alla presentazione del XXIII Rapporto immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Rispondendo alle domande dei giornalisti a proposito della cittadinanza ai nati in Italia, Kyenge ha sottolineato che “anche all’interno del parlamento e del mondo politico la consapevolezza dell’importanza della cittadinanza, per i nati in Italia, è ormai un dato appurato, perché i genitori hanno fatto un percorso d’integrazione. Non dimentichiamo, però, anche quelli che non sono nati in Italia ma che, essendo arrivati presto, comunque hanno fatto un percorso sul territorio”. Durante il suo intervento il ministro Kyenge ha espresso inoltre il suo “sostegno al presidente Napolitano, perché le parole possono diventare armi e possono fare male”: “Se la libertà di parola non è accompagnata dalla consapevolezza del proprio ruolo diventa volgarità”. “Senza i migranti saremmo meno ricchi sia economicamente che spiritualmente”, ha aggiunto Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e promozione dei diritti umani del Senato. “Senza di loro ci sarebbe una pauperizzazione crescente collegata alla crescente senescenza di un popolo che ha perso la vitalità nel progettare il futuro”, ha detto Manconi. Gli immigrati, ha ricordato, “hanno permesso alla popolazione italiana di rimanere sui propri standard demografici: negli ultimi venticinque anni abbiamo perso cinque milioni di persone, una riduzione che è stata colmata dall’arrivo di cinque milioni di cittadini stranieri. Manconi ha poi richiamato al valore “dei diritti fondamentali della persona”, che sono la reale “posta in gioco” quando si parla di migranti. “Il reato di clandestinità – ha affermato – è una regressione politica e culturale di centocinquanta anni, quando era possibile sanzionare qualcuno non per quello che faceva ma per quello che era”.