GMM: Papa Francesco incontro un centinaio di rifugiati

Roma – “Gesù è vicino ai piccoli, ai poveri, era tra la gente, insegnava, pregava con loro; Lui ci dà la pace, Lui perdona tutto. Dobbiamo crescere nella fiducia in Gesù. Questa è la chiave del successo della vita: la fiducia nel Signore”. Ieri pomeriggio Papa Francesco, in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, ha visitato celebrato una messa nella parrocchia del Sacro Cuore, a pochi metri dalla Stazione Termini di Roma, punto di riferimento per tante persone in difficoltà come senza fissa dimora e rifugiati. Accolto da un cartello con la scritta “Bella Fra’” papa Bergoglio ha incontrato un gruppo di rifugiati accolti nella parrocchia romana fondata da San Giovanni Bosco. Ad accogliere il pontefice il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, il parroco don Valerio Baresi. Prima della messa, un senzatetto e un rifugiato sono stati anche tra le cinque persone confessate dal Papa, insieme a una religiosa e due giovani scelti tra i tanti della parrocchia. La parrocchia accoglie 400 rifugiati e i richiedenti asilo, cristiani e non, provenienti da Somalia, Eritrea, Camerun, Iraq, Iran, Congo e Ghana: in parrocchia uno sportello e un centro di accoglienza, oltre ad una scuola di italiano, una scuola guida, di computer e uno sportello informativo. “Questa non è una scuola, né uno sportello del lavoro. È una casa”, spiega al quotidiano no-profit “Korazym” suor Mariana, una delle quattro suore missionarie di Cristo Risorto che animano il servizio missionario con i rifugiati nella Chiesa del Sacro Cuore: “abbiamo iniziato nel 2009 – racconta ad Andrea Gagliarducci – e prima di far partire la nostra ‘missione’ con i rifugiati, abbiamo cercato di capire di cosa i rifugiati avessero veramente bisogno”. Comincia così un lungo sondaggio. Le quattro suore, insieme ad una decina di volontari, vanno personalmente nei luoghi dove stanno i rifugiati, palazzi occupati nelle zone periferiche di Roma, a Collatina, Anagnina. E comprendono che quello che manca non sono i servizi di prima assistenza. Manca piuttosto tutto il lavoro di inserimento sociale. “Abbiamo individuato tre necessità: l’inserimento sociale attraverso la formazione al lavoro, tramite l’amicizia, e poi l’accompagnamento spirituale”. (Raffaele Iaria)