Mons. Cantafora: appello per i due italiani scomparsi in Libia

Lamezia – “Anche nel fenomeno delle migrazioni il peccato è presente. Questo peccato che ha dimensioni mondiali si manifesta nella tratta delle persone umane, nel fenomeno del lavoro-schiavo, nelle violenze e nel rifiuto all’accoglienza”. Lo ha detto ieri sera il vescovo di Lamezia Terme, monsignor Luigi Cantafora, nel corso della celebrazione per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Per il vescovo migranti e rifugiati “non sono pedine sullo scacchiere dell’umanità, per cui si intensificano sulla terra, i traffici dello sfruttamento, del dolore e della morte. E noi, nonostante la nostra indifferenza, siamo un crocevia di questa rotta di male che ha nel Mediterraneo la propria scena. Il presule ha invitato ad accogliere l’invito del Papa a “lavorare per un mondo migliore. E il mondo migliore è il mondo in cui la bellezza del Vangelo, l’amore dell’Agnello mite che non si oppone ai suoi carnefici, vincono la forza distruttrice del peccato. Illuminati da questa luce, possiamo scorgere in ogni fratello e sorella l’immagine di Cristo”. Per mons. Cantafora il migrante e il rifugiato “non sono un problema da affrontare, ma un fratello e una sorella da accogliere, rispettare e amare, un’occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta, un mondo più fraterno e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo, una vera Chiesa Madre di tutte le genti e Madre dei Santi”. Al termine ha chiesto di pregare “in modo particolare” per i due operai scomparsi in Libia, Francesco Scalise e Luciano Gallo. “Preghiamo perché ritornino sani e salvi alle loro case”, ha detto il presule riferendosi alla scomparsa in Libia dei due operai originari di Pianopoli e Feroleto. Il presule calabrese ha invitato a “sostenere” le famiglie dei due operai “in queste ore di ansia e preoccupazione. Dio ascolti la nostra preghiera e conceda a questi nostri fratelli di essere liberati e di rientrare presto a casa”, ha detto mons. Cantafora. Appena avuta la notizie il presule aveva, in una nota, aveva espresso preoccupazione affermano che è “inaccettabile il fatto che due padri di famiglia, dedicati al lavoro, siano a rischio di vita in un Paese stremato dalla guerra civile”. “Purtroppo, la Calabria continua ad essere una terra di emigrazione. Il dramma che stiamo vivendo, in attesa di notizie di Francesco e Luciano, dice la gravità della situazione sociale e lavorativa di questa regione che non dà pane ai suoi figli”, ha detto mons. Cantafora. L’appello del vescovo è risuonato in diverse parrocchie ed in particolare nelle parrocchie di Pianopoli e Feroleto. (Raffaele Iaria)