Palermo – Il pastorale che stringe nella mano destra, percorrendo la lunga navata della Cattedrale, è quello realizzato dai resti di uno dei barconi approdati a Lampedusa, “per sottolineare la responsabilità che abbiamo noi nel superare le barriere delle culture, delle razze, dei colori. Non abbiamo paura dei fratelli che sono con noi e che anzi sono per noi uno sprone all’accoglienza”. Il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, osserva quella moltitudine variopinta e dai molteplici idiomi radunata in Cattedrale per celebrare la festa dei popoli e ripensa a ogni momento trascorso in varie parti del mondo, come nunzio apostolico, nei suoi trent’anni di episcopato, compiuti proprio ieri. Il vescovo ausiliare, monsignor Carmelo Cuttitta, gli porge gli auguri di tutta la comunità e una croce da tavolo.
È palpabile l’emozione, mentre i rappresentanti dei cinque continenti si radunano davanti a Gesù Bambino nel segno della fratellanza, cantando e pregando in varie lingue, con danze e riti provenienti da altre latitudini. È l’incantesimo della festa dei popoli, organizzata dall’Ufficio Migrantes della diocesi guidato da Mario Affronti e padre Sergio Natoli.
“Verso un mondo migliore” è lo slogan che sintetizza il senso della processione iniziale della celebrazione dell’Epifania.
Gesù è venuto per “spezzare le catene” delle diverse schiavitù che affliggono ancora la nostra umanità. Un gruppo di bambini dei cinque continenti con dei palloncini in mano, con la scritta “liberi per volare” esprimono la loro adorazione al Bambino con la gioia della freschezza della loro vita. Un gruppo di cinque famiglie con i loro bambini, con due nuclei familiari ospiti della Missione “Speranza e carità” di Biagio Conte, con la scritta “verso un mondo migliore”, affermano il ruolo centrale della famiglia nella costruzione di un mondo migliore. Cinque religiose, in rappresentanza di tutte le persone consacrate presenti a Palermo, portano le lampade per esprimere che Gesù è la luce del mondo e della vita.
Guarda tutti il cardinale Romeo, con un sorriso, e a tutti chiede di seguire le parole del beato don Pino Puglisi, quando sosteneva l’importanza della ministerialità: “Come sarebbe diversa la vita della nostra società se ciascuno di noi scoprisse il disegno di Dio su di noi. Se i doni che abbiamo ricevuto venissero usati non per i nostri egoismi e arricchimenti, ma venissero messi al servizio degli uomini, non esisterebbe la parola corruzione”. Doni nascosti nella vita di ciascuno, anche di coloro che soffrono di più. Sono loro, gli “ultimi” della missione di Biagio Conte la famiglia di Gesù Bambino, i Magi e i pastori che portano all’altare il loro presepe vivente. (A. Turrisi – Avvenire)



