Svizzera: appello dei vescovi per l’immigrazione

Lugano – “Occorre interpretare i valori cristiani, spiegarli nel loro significato, ma soprattutto nella loro applicazione pratica”: è l’esortazione che mons. Pier Giacomo Grampa, vescovo emerito di Lugano, fa a nome della Conferenza Episcopale Svizzera. Il presule, in una lettera a cinque mesi dall’approvazione dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” – promossa da alcuni partitici politici svizzeri per chiedere allo Stato di porre limiti ai migranti, fissando tetti massimi al rilascio di permessi per stranieri e richiedenti l‘asilo – e in vista del voto, fissato al 30 novembre, sull’iniziativa popolare “Ecopop”, ovvero “Ecologia e popolazione”, che propone di limitare la crescita della popolazione dovuta all’immigrazione allo 0,2% e chiede che il 10% dell’aiuto svizzero allo sviluppo sia destinato al controllo delle nascite nei Paesi poveri esorta a non affrontare ingenuamente la questione degli stranieri. Occorre prendere sul serio le reali paure della gente, perché “negare la paura è negare la realtà.” Per il vescovo, il modo più conseguente di superare queste paure è l’incontro: “La regola del ‘guardare negli occhi una persona’ quando si fa l’elemosina vale anche per quando si incontra una persona che non si conosce. In questo caso lo straniero. Si apre una prospettiva diversa”. Mons. Grampa non nasconde che esistono ‘stranieri’ di cui dobbiamo aver paura: “Sono gli stranieri ‘invisibili’, senza volto. Sono quelli impossibili da incontrare, ma che condizionano la nostra vita e sono reali minacce alla nostra convivenza. Sono società finanziarie internazionali che fanno crollare interi sistemi economici solo spostando ricchezza, senza crearla. Sono i clan malavitosi che comprano locali e negozi, riciclando denaro attraverso società di trasferimento internazionale o gestiscono centri di massaggio dietro i quali si pratica la prostituzione”. E’ pur vero che questo tipo di ‘straniero’ non forma colonne in autostrada e non ruba nelle nostre case: “ma ci conquista in modo ancor più invadente e subdolo. Rubandoci coscienza e cultura”. “In Svizzera – spiega – convivono culture liberali e socialiste, riformata e cattolica, urbana e agraria, ed i valori cristiani permangono tuttora incardinati nella popolazione”.