Sardegna: “l’accoglienza è la nostra vocazione”

Sadali – Una piccola comunità finita, suo malgrado, al centro delle cronache nazionali. Sadali, quasi mille anime al centro della Sardegna, è stato oggetto dell’attenzione mediatica per una vicenda che in un certo senso ha subito, quella dei migranti portati contro il loro volere in Sardegna. I 47 stranieri, dotati di regolare permesso di soggiorno, dopo una clamorosa protesta, sono stati nuovamente trasferiti a Napoli.
Già da venerdì scorso però una cinquantina di persone, per lo più nuclei familiari siriani in fuga dalla guerra, sono giunte sull’Isola e vengono ospitate nell’hotel del paese, struttura che ha partecipato a un bando nazionale per l’accoglienza degli immigrati. Una decisione, quella di dare alloggio ai migranti anche in Sardegna, scaturita dall’accordo Stato-Regioni per dare risposte urgenti ai bisogni di tanti stranieri sbarcati nelle ultime settimane sulle coste italiane.
La comunità di Sadali si è ritrovata ieri per un consiglio comunale straordinario, aperto alla popolazione, voluto dal sindaco e deputato Pd, Romina Mura. «Ho convocato il Consiglio aperto – afferma il primo cittadino – perché alcuni episodi di chiusura nella mia comunità mi hanno colpito». Da oltre vent’anni a Sadali vive stabilmente un gruppo di persone di nazionalità marocchina, «i cui figli, nati e cresciuti qui – ha proseguito il sindaco – parlano in sadalese. La nostra cultura dell’accoglienza in questi giorni è stata forse danneggiata da una ingiustificata paura dello straniero, che non avevo mai riscontrato.
Del secondo gruppo di migranti presenti nella struttura ricettiva alcuni hanno chiesto di lasciare l’Isola per raggiungere i parenti in Nord Europa. Credo che sia giunta l’ora di domandare con forza all’Europa una revisione dei criteri per l’accoglienza degli stranieri richiedenti asilo. Per il bene del mio paese – ha concluso – spero che presto si spengano i riflettori su quanto finora accaduto». Sulla vicenda è intervenuto il vescovo di Lanusei, Antonello Mura, con una lettera indirizzata al primo cittadino. «In questa fase storica segnata da migrazioni di persone alla ricerca di pane e di futuro, che sta interessando anche la nostra terra – si legge – ogni gesto di accoglienza assume un valore universale e va considerato come un contributo essenziale al riconoscimento e al rispetto della dignità delle persone.
Da qualunque Paese esse provengano. Insieme a me l’intera diocesi, con il parroco e la comunità cristiana di Sadali – conclude monsignor Mura – assicurano a Lei e ai suoi collaboratori, compresi tutti i volontari, sostegno e piena disponibilità, anche per individuare le necessarie forme di aiuto alle persone che sono accolte nelle strutture del territorio».  (Roberto Comparetti – Avvenire)