Roma – Le immagini che in questi giorni a ripetizione ci segnalano sbarchi nei porti della Sicilia, della Calabria, della Campania e della Puglia, che ormai hanno superato le 100.000 persone solo nel 2014, più di quanti ne sono arrivati nei tre anni 2011-2013, la sottolineatura del dato della disoccupazione degli immigrati in Italia, 4 punti superiore a quella degli italiani, la criminalizzazione dell’immigrazione a partire dal numero dei detenuti (35% sulla popolazione carceraria) “sembrano avvalorare l’assioma che l’immigrazione è sinonimo di povertà. Invece, nessun assioma è più falso di questo, perché l’immigrazione ha significato in Italia l’arrivo e l’incontro con 5 milioni di persone provenienti da 200 nazionalità diverse” Lo ha detto questo pomeriggio il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego, nel corso della conferenza sul tema “Povertà e migrazioni” all’interno della IX edizione del festival “Con-Vivere”, organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. La tre giorni, iniziata venerdì e che si concluderà domenica 7 settembre intitolata “Africa: il cuore del pianeta” punterà a scoprire la vitalità culturale e sociale del continente oltre gli stereotipi e i pregiudizi su fame e miseria. L’immigrazione – ha sostenuto mons. Perego – ha portato all’arrivo di giovani, studenti (quasi 1 milione con gli studenti universitari) e lavoratori oltre 2.500.000, l’avvio di oltre 300.000 imprese, il 14% in più negli ultimi anni rispetto al crollo dell’impresa italiana (-4%), ha significato nuovi cittadini (64.000 nel 2013), ha portato nelle nostre famiglie una risorsa importante nell’assistenza agli anziani (1 milione di assistenti familiari, cosiddette badanti), ha trasferito nei Paesi poveri alcuni miliardi ( quasi 1 miliardo solo in Africa, pari al contributo delle ONG e della Chiesa per i PVS, quasi 10 volte di più delle risorse che lo Stato italiano ha destinato alla cooperazione allo sviluppo) ha significato un allargamento dell’esperienza religiosa e un incontro e dialogo ecumenico e religioso con 1 milione di cattolici, 1 milione mezzo di ortodossi e 1 milione e mezzo di islamici, ha segnato la crescita demografica del nostro Paese, seppur “non sufficiente a fermare il crollo demografico”, ha detto Perego sottolineando che in questo senso “è enorme il capitale umano, sociale e finanziario che l’immigrazione porta”. Purtroppo – ha evidenziato il direttore Migrantes – in alcuni casi “il progetto migratorio rischia di rivelarsi fallimentare e di trasformarsi così in una esperienza fatta di deprivazione che non di rado assume i connotati della povertà. L’esperienza ultradecennale della Migrantes nella cura agli immigrati insegna come i processi di inclusione della popolazione migrante sono molto complessi e delicati al punto che il confine tra un corretto inserimento e la trappola della povertà è molto labile. Non si può cadere, però, nell’errore di associare sempre e comunque l’immigrazione alla povertà. Allo stesso tempo non si può nemmeno dimenticare che la vita del migrante, che si svolge in un contesto socio-culturale ed economico molto diverso da quello del paese di origine, presenta elementi di criticità che necessitano, per questo, di un costante monitoraggio e di azioni mirate”.
Dopo aver citato alcuni dati sulla presenza degli immigrati nel nostro mons. Perego ha sottolineato che il legame tra immigrazione e povertà chiede “che le politiche migratorie siano strettamente connesse con le politiche di sviluppo, che la salvaguardia del diritto di migrare sia connesso con la salvaguardia del diritto di rimanere nel proprio paese. Questo richiederebbe una maggiore tutela del transnazionalismo vissuto dai migranti (attraverso le rimesse, i ritorni, gli scambi…), come pure la partecipazione dei migranti a processi di cosviluppo- come sembra previsto dalla nuova legge sulla cooperazione internazionale e come da anni è in atto in molte ONG– che presuppone, però, una integrazione e una forte partecipazione dei migranti alla vita della città, oltre che accordi tra l’Italia e i Paesi che, spesso, sono al di là del Mediterraneo”. L’immigrazione nasconde anche i volti, le storie di povertà umana, legata alla mancanza di tutela dei diritti delle persone e dei lavoratori e delle loro famiglie. Una politica migratoria – ha sottolineato – non può non guardare con interesse e impegno alla tutela dei migranti, salvaguardandoli da abusi, particolare forme di discriminazione, dalla caduta nell’irregolarità che alimenta fenomeni di sfruttamento che diventa anche tratta delle persone e dei lavoratori”. Inoltre una politica migratoria “non può non prevedere una dinamica regolamentazione all’ingresso, il facile accesso ai servizi di base, la tutela dei lavoratori e delle loro famiglie, fino ad arrivare alla protezione sociale e internazionale, ai ricongiungimenti familiari, alla cittadinanza: tutti aspetti oggi deboli nell’affrontare politicamente la migrazione in Italia. Il fenomeno dell’immigrazione chiede più che politiche di contrasto politiche di inclusione sociale e di dialogo culturale che aiutino a non far leggere l’incontro e il rapporto con persone e popoli nuovi ingenuamente e semplicemente con ‘orgoglio e rabbia’”. Facendo poi riferimento alle migrazioni forzate a causa di guerra, persecuzione politica e religiosa mons. Perego ha sottolineato che “senza la pace cresce la povertà e crescono le migrazioni forzate, di cui gli sbarchi Lampedusa prima, oggi ad Augusta, Palermo, Messina, Porto Empedocle, Pozzallo, Reggio Calabria, Taranto, Salerno, sono la testimonianza immediata e drammatica”. (Raffaele Iaria)



