Belluno – Partecipazione, memoria, riconoscenza, gratitudine. Sono questi i sentimenti vissuti durante la commemorazione di Mattmark celebrata domenica 31 agosto a Mas di Sedico. Per il terzo anno consecutivo la Famiglia ex emigranti “Monte Pizzocco” ha voluto commemorare i caduti di questa immane tragedia che diede l’anno successivo vita all’Associazione Bellunesi nel Mondo. Furono 88 le vittime, 17 delle quali bellunesi. La Santa Messa è stata celebrata da don Sergio Secco e proprio nella sua omelia ha voluto sottolineare il sacrificio delle vittime di Mattmark. “Un sacrificio – sono le parole di don Sergio – che ha portato le prime norme sulla sicurezza nel lavoro”. Dopo la preghiera dell’emigrante letta dal presidente della Monte Pizzocco, Marco Perot, il corteo, composto dai gonfaloni ABM, del comune di Sedico e di Sospirolo e dai gagliardetti delle Famiglie ex emigranti con quelli degli Alpini, si è spostato in via Dino Buzzati per deporre una corona davanti al monumento dei caduti nel lavoro e in emigrazione. Il direttore ABM Marco Crepaz ha letto un estratto di alcune testimonianze, raccolte da Simone Tormen, di quel 30 agosto 1965. La parola poi è passata a Marco Perot che ha sottolineato come sia importante la memoria e il ricordo delle vittime in emigrazione e sul lavoro. Gli ha fatto seguito il primo cittadino del Comune di Sedico, Stefano Deon, che ha evidenziato come: “Con la vostra presenza fate sentire ancora una volta come la nostra comunità sia presente ed unita per queste importanti commemorazioni”. Il consigliere regionale Sergio Reolon ha puntato sull’importanza del ricordo e su come ci si debba sforzare affinché questa tragedie nel lavoro non accadano più. La vice presidente ABM Patrizia Burigo oltre a ringraziare la Famiglia locale, le Famiglie Ex emigranti presenti con i consiglieri del Direttivo e le autorità tutte, ha illustrato le diverse iniziative che l’Associazione curerà per il 50° anniversario di Mattmark sia in provincia di Belluno, sia in Svizzera. Inoltre ha voluto ricordare anche le tragedie di Marcinelle e di Izourt affinché la memoria sia collettiva e permanente in modo che sia trasmessa anche alle nuove generazioni.



