Papa Francesco: “la fraternità sconfigga le schiavitù”

Città del Vaticano – “Globalizzare la fraternità” per sconfiggere “l’abominevole fenomeno” della schiavitù: questo il cuore del messaggio di Papa Francesco per la 48.ma Giornata mondiale della pace, che ricorre il prossimo primo gennaio. Il documento – intitolato “Non più schiavi, ma fratelli” – descrive le cause profonde della tratta, tra cui “le reti criminali che ne gestiscono il traffico” ed esorta gli Stati ad applicare “meccanismi efficaci di controllo” per non lasciare spazio a “corruzione ed impunità”. “Abominevole fenomeno”, “reato di lesa umanità” che colpisce “milioni di persone”: non usa mezzi termini Papa Francesco per descrivere la schiavitù nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace che nel titolo – “Non più schiavi, ma fratelli” – richiama la Lettera di San Paolo a Filemone (Fm 1, 15-16). Due le parti costitutive del Messaggio: nella prima, il Pontefice descrive i tanti volti della schiavitù e ricorda le vittime del lavoro-schiavo, i migranti privati della libertà, abusati, detenuti in modo disumano, ricattati dal datore di lavoro; gli schiavi sessuali, i bambini-soldato, vittime dell’espianto di organi o di forme mascherate di adozione, prigionieri di terroristi. Ma se tanti sono i volti della schiavitù, altrettante sono le sue cause profonde. La prima, sottolinea il Papa, è ontologica, provocata dal “peccato che corrompe il cuore dell’uomo”: è “il rifiuto dell’umanità dell’altro”, il trattarlo come un oggetto, un mezzo e non un fine. Ci sono poi altre cause: povertà, mancato accesso all’educazione ed al lavoro, “reti criminali che gestiscono il traffico di esseri umani”, conflitti armati, terrorismo, l’uso criminale di Internet per adescare i più giovani. E poi la corruzione che – sottolinea il Pontefice – passa attraverso componenti delle forze dell’ordine e dello Stato. La tratta, il traffico illegale dei migranti e i tanti volti della schiavitù spesso hanno luogo “nell’indifferenza generale”, scrive Papa Francesco. Ma ci sono anche esempi positivi, come “l’enorme lavoro silenzioso di molte congregazioni religiose, specialmente femminili” che da tanti anni operano in favore delle vittime, cercando soprattutto di “spezzare le catene invisibili che tengono legate” sfruttati e sfruttatori, formate da ricatti, minacce, violenze, confisca di documenti di identità. Con “coraggio, pazienza e perseveranza” le congregazioni religiose si pongono accanto alle vittime in tre modi: soccorrendole, riabilitandole psicologicamente e reintegrandole nella società. Triplice impegno, allora – esorta il Papa – deve essere portato avanti dalle istituzioni per prevenire tali crimini, proteggere le vittime e perseguire i responsabili. Per sconfiggere la schiavitù occorre un’azione “comune e globale” da parte di tutta la società: gli Stati devono vigilare affinché le leggi su migrazione, lavoro, adozione e delocalizzazione delle imprese siano “rispettose della dignità della persona”. Servono “leggi giuste” che difendano i “diritti fondamentali” dell’uomo – è l’appello del Papa – insieme a “meccanismi efficaci di controllo”, che “non lascino spazio a corruzione e impunità”. Il Pontefice, quindi, chiama in causa tutti gli attori della società: le donne, affinché venga riconosciuto il loro ruolo sociale; le imprese, perché garantiscano ai dipendenti un lavoro dignitoso, stipendi adeguati e catene di distribuzione esenti dalla tratta; le organizzazioni intergovernative, affinché cooperino per “combattere le reti transnazionali del crimine organizzato che gestiscono la tratta delle persone umane ed il traffico illegale dei migranti”; i consumatori e la loro “responsabilità sociale”, perché siano consapevoli del fatto che “acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico”. Ricordando, poi, l’impegno della Santa Sede contro la tratta, il Papa invita a globalizzare la fraternità, non la schiavitù né l’indifferenza e, sulle orme di Santa Giuseppina Bakhita, ad “operare gesti di fraternità” verso chi è tenuto in stato di asservimento. Di fronte al traffico di esseri umani o a prodotti realizzati attraverso lo sfruttamento di altre persone, tutti siamo interpellati, ribadisce il Papa: sia chi chiude un occhio per indifferenza, distrazione o motivi economici, sia chi sceglie di impegnarsi nelle associazioni civili o di compiere piccolo gesti, come rivolgere un saluto o un sorriso a chi è vittima di tali drammi. In chiusura del Messaggio, il Papa lancia un “pressante appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà” affinché non si rendano complici di questo male, non distolgano lo sguardo di fronte “alle sofferenze di fratelli e sorelle in umanità, privati della libertà e della dignità”, ma abbiano “il coraggio di toccare la carne sofferente di Cristo”. Siamo di fronte “ad un fenomeno mondiale che supera le competenze di una sola comunità o nazione”, conclude il Papa, e ad una “globalizzazione dell’indifferenza” che va combattuta con una “globalizzazione della solidarietà e della fraternità” per ridare speranza alle vittime della tratta.