Mons. Perego: Roma come luogo per “costruire relazioni”

Roma – “In questi giorni la cronaca è piena di racconti su chi ha trasformato la città di Roma in un mercato per il proprio interesse e profitto, sfruttando gli incontri e le relazioni con i migranti, con i richiedenti asilo e i rom”. Il libro di Anca Martinas, “Roma era anche Tua” (Tau editrice) con Pina, Linda, Lucy e tanti altri in questi 25 racconti “ci invitano a riflettere sulla città come spazio in cui costruire relazioni e rapporti tra le persone”. Lo ha detto oggi pomeriggio mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, intervenendo alla presentazione del volume “Roma era anche Tua” alla Sala Marconi della Radio Vaticana. “La città accoglie e allontana, unisce e divide. Nelle città – ha aggiunto mons. Perego – ti puoi smarrire; essa può nasconderti, lasciarti nell’anonimato, ma non farti scomparire. Addirittura può diventare, come abbiamo visto in questi giorni, luogo di sfruttamento, di malaffare”. L’autrice del volume riesce a trovare persone eccezionali nascoste tra le pieghe di questa città, di una metropoli grande e caotica, qual è Roma. Attraverso i suoi incontri nella città di Roma, nella capitale d’Italia, ricorda “e ci ricorda che, vivendo in città, spesso ci limitiamo a guardare e sentire, per noi; che nella vita non diamo il giusto valore e la dovuta attenzione agli incontri; che spesso ci fermiamo di fronte a tramonti mirabili e maestosi monumenti, ma che raramente riusciamo a guardare negli occhi chi, per strada, chiede il nostro aiuto: perché povero, malato, menomato o perché si è perso e non sa quale autobus prendere”. Anca Martine – ha concluso mons. Perego – pone l’attenzione con “straordinaria semplicità a come la vita, in qualsiasi momento, ci può regalare l’incrocio di nuovi occhi, mai visti prima, strette di mano improvvise e affettuose e storie grandi, perché di uomini e donne qualunque. La vera ricchezza, infatti, sta nel vivere sempre la fratellanza e la solidarietà nonostante le trasformazioni degli ambienti in cui viviamo, con una preferenza – come ci ricorda continuamente Papa Francesco – per i poveri e, tra, questi, per i migranti, mostrando il volto di una Chiesa Madre, senza frontiere”. (Raffaele Iaria)