Roma – “Stiamo visitando macerie abitate”. Le prime parole di monsignor Nunzio Galantino per descrivere lo scenario di Gaza sono un flash che rende perfettamente l’idea della situazione. “Mi ha particolarmente colpito – riferisce il segretario generale della Cei – l’evidente contrasto tra il panorama di distruzione causato dal conflitto e i ragazzi che uscivano dalla scuola. Qui il 70 per cento della popolazione ha meno di 25 anni. Per cui cominci a pensare che c’è speranza anche per questa terra”. Il primo giorno della visita che, su invito del patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, la Presidenza della CEI sta compiendo nella Striscia (e che oggi si concluderà con la tappa a Sderot, città israeliana anche nei giorni scorsi colpita dai razzi) ha portato il cardinale presidente Angelo Bagnasco, i tre vicepresidenti (il cardinale Gualtiero Bassetti, l’ arcivescovo Cesare Nosiglia e il vescovo Angelo Spinillo) e monsignor Galantino a diretto contatto con i rovinosi effetti della recente guerra. “Immagini – sottolinea il cardinale Bassetti – che mi hanno riportato alla mente le scene del secondo conflitto mondiale. Ma nel contempo abbiamo potuto vedere la volontà di rinascere di questo popolo fiero. Ci spiegava il patriarca Twal che, nonostante tutto, questa è la zona del Medio Oriente con la più alta percentuale di nascite”. Distruzione e speranza, dunque. La delegazione, accompagnata dal patriarca Twal e dal parroco di Gaza, padre Jorge Hernández, è giunta di buon mattino a Eretz e dopo l’ingresso nella Striscia, ha ricevuto il saluto dei rappresentanti dell’Autorità palestinese e di alcuni membri di Hamas. “Ovunque siamo stati accolti con cordialità – sottolinea monsignor Nosiglia -. E la nostra vuole essere una missione per promuovere dialogo, riconciliazione e pace, oltre che per portare solidarietà a chi soffre”. “Siamo qui per ribadire solidarietà e ricordare che tutti hanno diritto a vivere in pace”, dichiarerà in serata il cardinale Bagnasco a Vatican Insider. Durante la mattinata di ieri la Presidenza della CEI ha visitato alcune famiglie, poi si è recata all’ospedale giordano, interamente finanziato dal re hashemita. Qui i cardinali e vescovi italiani sono stati ricevuti da un gruppo di medici e infermieri (sono circa un centinaio i sanitari che lavorano nel nosocomio che ha 50 posti letto ed è aperto a tutti) e hanno potuto constatare l’ ottimo livello qualitativo della struttura. A seguire la tappa in una delle due scuole del Patriarcato latino a Gaza, dove studiano complessivamente un migliaio di bambini, ragazzi e giovani, dall’asilo al liceo. E la CEI ha contribuito alla costruzione dell’Aula Magna dell’Istituto visitato ieri. “Solo il 10 per cento degli alunni sono cristiani, il resto musulmani – ricorda monsignor Nosiglia -, ma questo è un bel segno di dialogo e di integrazione. Un segno che va controcorrente rispetto al clima di intolleranza che soffia sulla regione”. Nel pomeriggio, Bagnasco e gli altri membri della presidenza hanno incontrato il vescovo ortodosso Alexios e si sono fermati nella parrocchia Sacra Famiglia di Gaza, dove hanno celebrato la Messa e, successivamente, hanno potuto raccogliere le testimonianze di alcune famiglie. “I cristiani – riferisce monsignor Spinillo – fanno fatica a restare qui, ma anche volendo andar via non possono e si chiedono quale sarà il futuro dei loro figli. È importante, dunque, far sentir loro la vicinanza concreta delle Chiese. Abbiamo avvertito il loro bisogno di non essere ignorati dal mondo e ci hanno accolto con grande amicizia e gioia”. Vicinanza, solidarietà concreta (la CEI sostiene economicamente diversi progetti nella zona) e preghiera sono dunque gli “ingredienti” della visita che segue di qualche settimana la missione di Galantino a Erbil. “La nostra presenza – conclude il segretario generale – acquista maggiore significato alla luce dell’ appello lanciato domenica da papa Francesco a pregare per la pace a Gerusalemme e nella regione”. “Noi – aggiunge il cardinale Bassetti – continueremo a pregare perché, come ha detto il Pontefice, quella della preghiera è una porta sempre aperta”. (Mimmo Muolo – Avvenire)



