Bolzano – “Non dobbiamo e non vogliamo chiudere gli occhi di fronte ai profughi che arrivano nella nostra provincia”. Lo hanno ribadito il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, e il vescovo monsignor Ivo Muser, tracciando un bilancio dell’accoglienza dall’inizio dell’anno ad oggi. “Non siamo un’isola felice, facciamo parte di un contesto globale”, ha spiegato il presidente Kompatscher, “non è solo un compito istituzionale: si tratta di aiutare persone che sono fuggite da una situazione di emergenza e di violenza per salvare la propria vita. Questo aiuto deve anzitutto crescere attraverso l’atteggiamento della società civile, che non può sottrarsi alle proprie responsabilità”. “Si desidera – spiega la diocesi – dare voce a chi naturalmente non viene ascoltato, a chi non viene considerato: si tratta di donne, uomini e bambini in fuga. Inoltre si desidera porsi di fronte al proprio atteggiamento nei confronti di queste persone”. Nel suo intervento mons. Muser ha sottolineato che “per molti le barche naufragate e gli uomini annegati sono diventati spaventosamente quotidiani. Si, molti sono insensibili al grido di altre persone”, ha affermato il vescovo che ha proseguito ricordando che non esiste soltanto la paura nei confronti dello straniero, ma spesso addirittura indifferenza e rifiuto. “Oggi non si tratta di un invito ad aiutare, no, si tratta del nostro compito come cristiani. La solidarietà è la nostra carta d’identità come cristiani”, ha affermato il vescovo che ha ricordato che dietro ogni profugo c’è un destino individuale. Mons. Muser ha conosciuto personalmente alcune famiglie e ne ha parlato anche durante la Conferenza Stampa. Finora sono stati accolti circa 750 profughi, di cui 700 inviati dallo Stato in base alle ripartizione regionale: circa l’80% delle persone arrivate ha lasciato l’Alto Adige dopo pochi giorni. Per accogliere i richiedenti asilo, ha riepilogato l’assessore provinciale Martha Stocker, sono attualmente a disposizione a Bolzano la caserma ex Gorio (capacità 186 posti) e la struttura Conte Forni (28 posti), gestite da Volontarius, la Casa del giovane lavoratore (24 posti), gestita dalla Caritas, e la casa Arnika a Merano (60 posti) gestita da Caritas. Si arriva a una capacità complessiva di 298 posti, attualmente 50 sono ancora liberi. Al momento 166 posti sono finanziati dallo Stato, 132 dalla Provincia (per chi arriva direttamente in Alto Adige e chiede asilo) con un percorso di integrazione. Per quanto riguarda, invece, la questione dei respingimenti al confine italo austriaco del Brennero, Stocker ha chiarito che si tratta di persone o gruppi che di fatto cercano autonomamente di raggiungere altri Paesi Ue, non hanno contatti con le autorità nazionali e non hanno interesse a restare in Italia o richiedere asilo.



