Roma – E’ ufficiale: il governo federale brasiliano ha deciso di fornire al “taliàn”, variante del dialetto veneto e parlato da oltre quattro milioni di persone nello Stato del Rio Grande do Sul, il crisma di “lingua riconosciuta” e di “patrimonio immateriale del Brasile”. La ratifica avverrà il prossimo 18 novembre nella città di Foz de Iguazu, alla presenza del ministro federale della cultura Marta Suplicy. “Per l’Associazione Bellunesi nel Mondo è motivo di grande orgoglio questa riconoscenza da parte del Brasile”, ha detto il presidente Oscar De Bona appena appresa la notizia. Presso la Biblioteca dell’emigrazione “Dino Buzzati” di Belluno sono presenti numerosi libri che descrivono l’emigrazione veneta in Brasile e alcuni di questi sono anche scritti in “Taliàn”. Non da ultimo il volume curato da Giorgia Miazzo che, assieme a una serie di percorsi didattici, insegna la forma linguistica del Taliàn. All’interno del Museo interattivo delle Migrazioni, sempre a Belluno, è presente anche un documentario dedicato a questa lingua che, dal 18 novembre, ufficialmente sarà riconosciuta dal Brasile. Ma come è nato il Taliàn? Emigranti italiani iniziarono a insediarsi nella regione brasiliana alla fine degli anni settanta dell’Ottocento. Questi emigranti venivano da molte regioni differenti dell’Italia, soprattutto settentrionale, ma molti parlavano il veneto. Col tempo emerse un idioma di koinè unicamente sud-brasiliano a base veneta. Fu però anche molto influenzato non soltanto da altri idiomi dell’Italia, ma dal portoghese, lingua nazionale del Brasile. Con il termine Taliani tutt’oggi in Veneto e Friuli sono indicati tutti gli emigrati originari del nord-est.



