Torino – L’Ufficio Pastorale Migranti (Migrantes) della diocesi di Torino da oggi apre definitivamente tutti i servizi nei nuovi locali dopo il trasferimento estivo. Infatti, da settembre 2014 l’ufficio ha una nuova sede, in via Cottolengo 22, presso il Distretto Sociale dell’Opera Barolo.
Ne parliamo con Sergio Durando, Direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano e della Migrantes regionale Piemonte-Valle d’Aosta.
Cambio sede. Perché?
“La Migrantes si è spostato nel cuore di Porta Palazzo, in via Cottolengo 22, certamente in una zona più centrale della città. Una scelta che riflette il desiderio della nostra Chiesa di riportare al ‘centro’ chi molte volte è relegato ai margini, di dare una nuova sede, accogliente e certamente più idonea, a tutti i servizi che caratterizzano la Pastorale Migranti”.
Quali servizi offrite?
“L’Ufficio offre servizi e strumenti per comprendere il mondo complesso della mobilità umana, che non può più essere interpretato con le sole categorie dell’immigrazione ed emigrazione. Ci sono lavoratori stagionali, migrazioni interne al nostro Paese (oltre 2 milioni di italiani all’anno si spostano da una regione all’altra), cittadini comunitari e non che si muovono alla ricerca di un futuro migliore, cittadini Rom e Sinti che abitano le nostre periferie, rifugiati che dopo essere approdati nelle regioni del Sud arrivano nelle nostre città, nuove famiglie che si ricongiungono e il cosiddetto crescente mondo delle seconde generazioni. L’obiettivo dell’Ufficio è quello di essere ponte e punto di riferimento sia per chi ha intrapreso un percorso di mobilità sia di coordinamento di tutte le varie iniziative che nella Diocesi e nelle Parrocchie ci sono per facilitare l’inserimento di chi sradicato approda oggi nelle nostre Comunità. L’Ufficio Pastorale Migrantes promuove la formazione e il coordinamento delle comunità etniche per i cattolici che sono arrivati nella nostra Diocesi e promuove una serie di servizi direttamente presso la sede di via Cottolengo così articolati: accoglienza, ascolto individuale, aiuto nella compilazione e presentazione on line di pratiche di rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno, orientamento professionale, corsi di lingua e cultura italiana, sostegno a donne sole con bambini, a vittime della tratta, ai richiedenti asilo e rifugiati”.
Quanta gente incontrate?
“Nei soli primi sei mesi del 2014 si sono rivolti al nostro Ufficio 1766 persone, per un totale di 3819 passaggi allo sportello, di cui 2311 effettuati da donne e 1508 da uomini (60,5% contro 39,5%). Si tratta per la maggior parte di persone di origine marocchina, nigeriana, romena, peruviana e cinese. Presso ‘Il punto di domande’, lo sportello dedicato a richiedenti asilo e rifugiati gestito ormai da alcuni anni da UPM, sono passate 339 persone. Le cittadinanze prevalenti sono state Nigeria, Costa d’Avorio, Ghana e Somalia. Cresce tra gli immigrati la sofferenza lavorativa e il disagio abitativo, anche le contraddizioni territoriali e le disparità di trattamento rispetto ai requisiti per l’accesso a servizi e diritti”.
Cambia sede ma non lo spirito.. quali sfide, risorse vive oggi la pastorale dei migranti?
Le sfide sono quelle di ieri. Ma oggi sembrano essere più impellenti. I migranti crescono, aumentano le migrazioni forzate, ma non sempre cresce lo spirito di accoglienza, di solidarietà, di tutela dei diritti. L’ostilità, la diffidenza, la paura, l’esclusione, i pregiudizi crescono in Italia e in Europa. L’Ufficio Pastorale Migranti è un tassello della nostra Pastorale diocesana che cerca di promuovere una cultura dell’accoglienza e dell’incontro, coordinando le forze, le attenzioni e le risorse presenti nella nostra Chiesa per facilitare integrazione, avvicinamento, inclusione e incontro con fratelli e sorelle migranti. Come Comunità cristiana siamo sempre più interpellati a essere protagonisti in questa inedita situazione di cambiamento che vede spostarsi milioni di uomini e donne in ogni angolo del Mondo. Abbiamo una grande sfida: riconoscere la dignità di ogni essere umano, una grande opportunità nella vicenda migratoria di vivere la radicalità e la fecondità del messaggio evangelico facendoci prossimi di tante persone che hanno intrapreso un viaggio di fatica, solitudine, ma anche di speranza e riscatto”.



