Messina – “Il ping pong delle responsabilità non ha ancora un vincitore, ma di sicuro ha già provocato una vittima: l’accoglienza giusta dei minori stranieri non accompagnati garantita da Casa Mosè”. E’ quanto si legge nel sito dell’Aibi (Associazione Italiano Bambini in Italia) che annuncia, dopo 11 mesi di porte aperte ai piccoli migranti in fuga dalla guerra e dalla miseria, del centro di prima accoglienza di Amici dei Bambini a Messina. “Quasi un anno di attività condotta senza ricevere un euro di fondi pubblici e assicurando, sempre e solo a proprie spese, non solo i servizi di base, ma anche tutto ciò che serve per la vera integrazione di un Misna: finisce tutto così, senza che si sappia chi dovrebbe (anzi, ormai potremmo dire: avrebbe dovuto) sostenere l’accoglienza offerta da Casa Mosè”.
Dei circa 100 minori accolti da dicembre 2013 a oggi, attualmente nel centro di accoglienza sullo Stretto ne restano 18, provenienti soprattutto da Mali e Gambia. Sanno che non potranno rimanere a lungo in quella che negli ultimi mesi è stata la loro casa, ma non sanno che fine faranno. Si vive alla giornata, con l’angoscia di dover restare in attesa di comunicazioni ufficiali sulla sorte di questi ragazzi. Se va “bene”, saranno destinati ai centri di seconda accoglienza dello Sprar o in comunità, sparpagliati su tutto il territorio italiano. Nel 2014, fino al 31 ottobre, sono approdati sulle coste italiane 13.334 minori non accompagnati: 3.475 di loro si sono resi irreperibili, secondo le stime del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Rischiano di essere rapiti, come avvenuto ad aprile ad alcuni ragazzi portati a Latina da trafficanti che hanno chiesto un riscatto ai loro parenti in Italia. O potrebbero diventare baby scafisti, ingaggiati per guidare i gommoni.
Al fianco di Ai.Bi. e dei ragazzi di Casa Mosè è rimasta la gente del quartiere che li ospita. Camaro, e che continua a sperare che, da un momento all’altro, i soldi arrivino. Ben coscienti del livello di integrazione raggiunto dai giovani ospiti del centro con la loro comunità: 8 di loro frequentano anche la scuola calcio del luogo e sono diventati amici dei ragazzi messinesi.
Ma tutto questo sembra ormai destinato a finire: è questione di giorni, forse di ore. Mentre le istituzioni si rimpallano le responsabilità, a colpi di raccomandate e lettere formali, i giovani migranti di Casa Mosè verranno messi fuori da un luogo che ha assicurato loro accoglienza e calore familiare.



