I migranti e la sfida del lavoro

Ginevra – “Nonostante i problemi dell’invecchiamento della popolazione e della bassa crescita economica, sono pochi i Governi che fanno qualcosa per aiutare gli immigrati a passare da lavori precari e poco qualificati a un lavoro dignitoso”. La denuncia è contenuta nel nuovo rapporto del Migration Policy Institute (Mpi) e dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), proprio mentre in Europa il dibattito sulla gestione dei flussi migratori si fa sempre più teso. Come testimonia quanto accaduto ieri a Roma, nel centro migranti dell’Infernetto, dove è scoppiata una violenta rissa: quattro le persone trasportate in ospedale con ferite e contusioni. L’episodio fa seguito a giorni di altissima tensione tra gli abitanti del quartiere di Tor Sapienza e gruppi di migranti. Molti Paesi nel mondo – secondo lo studio dell’Mpi e dell’Ilo – sono ancora indietro nell’affrontare il problema migratorio. E questo soprattutto sul fronte dell’inserimento lavorativo.
“Anche se negli ultimi dieci anni alcuni Paesi hanno fatto investimenti importanti in politiche di integrazione nel mercato del lavoro, l’obiettivo è stato soltanto quello di dare un lavoro agli immigrati”. Il risultato è che “queste politiche non hanno favorito la progressione di carriera con il passare del tempo” e dunque gli immigrati restano ancora vittime di discriminazione e di immobilismo sociale. “In Europa le prospettive demografiche – spiega Demetrios Papademetriou, presidente emerito di Mpi – mostrano chiaramente che i Paesi non si possono permettere di sprecare il potenziale dei propri residenti, indipendentemente dalla loro provenienza. Anche se, negli ultimi anni, alcuni Paesi hanno dato priorità alle politiche di integrazione nel mercato del lavoro, non c’è stata particolare attenzione alla qualità dei lavori e, di conseguenza, si registra un ritardo nella progressione dei migranti verso lavori a qualifiche medio-alte”.
Le più colpite, a questo proposito, sono le donne e i migranti senza visto per lavoro. “Le nostre ricerche dimostrano – ha detto Christiane Kuptsch dell’Ilo – che, nonostante qualche incoraggiante innovazione in alcuni Paesi, non esiste una soluzione miracolosa al problema degli immigrati confinati in lavori poco qualificati o nella disoccupazione”.
Il rapporto contiene inoltre una serie di raccomandazioni destinate ai responsabili delle politiche migratorie.
In particolare, si chiede di “aumentare gli incentivi alle agenzie pubbliche per l’impiego per rispondere ai bisogni dei migranti, e investire nella formazione di personale specializzato in grado di fornire orientamento professionale di breve e di lungo termine, anziché concentrarsi solo su come collocare le persone il prima possibile in qualsiasi tipo di lavoro”.
Sostenuta anche la partnership tra datori di lavoro e istituti di formazione per assistere gli imprenditori che vogliono facilitare programmi di apprendistato e di esperienza professionale”. Si chiede, infine, “di migliorare il coordinamento delle politiche adottate a livello regionale, nazionale e locale, e promuovere obiettivi comuni, condivisione delle informazioni e responsabilità reciproca nel processo di integrazione”. (Osservatore Romano)