Al Cara un calcio all’intolleranza

Castelnuovo di Porto – Il goal decisivo arriva agli ultimi minuti della ripresa. Gassama Mamoudou sfrutta un errore della difesa avversaria e scaglia di nuovo in rete la palla che vale la vittoria della Coppa d’Africa: Africa Club 2, Gambia 1, con la rete del pareggio provvisorio di Kitabou Jadama.

A bordo campo esplode l’urlo della tifoseria, tra lo sventolio dei tricolori. Sì, proprio le bandiere d’Italia. Perché è la finale di un torneo un po’ speciale, quello che si è giocato al Centro accoglienza

richiedenti asilo (Cara) di Castelnuovo di Porto, alle porte della Capitale. La squadra dei biancogranata, composta di giovani di diversi paesi africani l’ha spuntata sugli azzurri del Gambia. Per la cronaca le altre squadre del primo torneo di calciotto, parallelo alla vera Coppa d’Africa, erano Senegal, Guinea, Nigeria, Mali, Abuja, Aigle, Cannavaro (sì, l’ex-capitano della Nazionale),

Auxilium. Un fuoriclasse vero c’è: Felice Pulici, l’ex portiere della Lazio Campione d’Italia nel 1974, che dà il calcio d’inizio. Terza classificata la squadra Auxilium, composta dagli operatori dell’omonima cooperativa sociale di tipo A che gestisce da aprile 2014 la grande struttura, ex foresteria della Protezione civile che attualmente ospita 923 profughi, quasi tutti originari dell’Africa subsahariana. Gran parte uomini, 894, di 34 nazionalità, ma anche 8 famiglie con 9 minori. “Il calcio è un’attività che coinvolge tutti – dice Floriana Lo Bianco, giovane direttrice del Cara – e oltre ai 110 giocatori coinvolti  c’è stato tutto il seguito dei tifosi”. “Hanno scelto loro se organizzarsi per nazione – spiega la pedagogista Fabiana Capasso – o come club. Alcuni giocano in un torneo a Roma, altri si allenano con la squadra del Castelnuovo”. Sul palco della premiazione sfila la squadra vincitrice. A distribuire medaglie e coppe gli ospiti: oltre a Pulici c’è monsignor Giancarlo Perego, direttore di Migrantes e il fondatore di Auxilium Angelo Chiorazzo. Le attività, qui al Cara, sono molte. Oltre al calcio  ci sono i corsi di italiano, di fotografia, di scrittura creativa. C’è anche un corso di teatro, che porterà in scena all’Argentina il 12 e 13 giugno lo spettacolo “Sabbia”, scritto con i rifugiati. Il 18 invece verrà a suonare al Cara il cantautore italo-francese Sandro Joyeux, molto amato qui. “Il Cara aprirà le porte al pubblico per il concerto”, spiega Chiorazzo. “Una struttura aperta è la migliore garanzia per la qualità dell’accoglienza”, spiega.

Camerate da 5 letti con bagno, centro medico da 150 visite al giorno, sostegno sociopsicologico, servizio linguistico, quello socio-normativo che illustra i diritti. C’è anche una chiesetta intitolata a Santa Bakhita e una moschea. Non sempre è andata così. “Il ministro Maroni non permetteva che i Cara accettassero visitatori”, commenta Chiorazzo. Sarà per questo che la gestione prima di Auxilium aveva parecchi record: “Quando siamo arrivati, su 640 ospiti, 430 non ne avevano diritto.

Irregolari, magari perché nessuno li aveva avvertiti delle convocazioni delle Commissioni esaminatrici. C’erano 58 bambini e neanche un gioco”. Per non parlare dei rifiuti, a mucchi. “Abbiamo portato via 1.080 sacchi, 30 camion, 60mila euro per ripulire. Ora differenziata al 100%”. Una macchina complessa, che riesce a garantire efficienza e umanità, grazie a 135 dipendenti, tutti a tempo indeterminato. E qui rinasce la vita: 4 bambini in 3 mesi. L’ultima è Francesca: “Come il Papa – spiega il padre nigeriano – che ci ha dato speranza. Ed è l’uomo più buono del mondo”. (Luca Liverani)