Teggiano Policastro – “Per fermare la migrazione non si perseguitano i disperati, ma si cura la destabilizzata situazione sociale e politica dei paesi da cui sono costretti a partire in cerca di speranza e di una ritrovata dignità di vita. Non è la chiusura difensiva di beni esclusivi che può generare equilibri mondiali, bensì l’equa distribuzione delle risorse”. A dirlo è Mons. Antonio De Luca, vescovo di Teggiano-Policastro e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Campana in una intervista pubblicata oggi dal quotidiano “Avvenire”. “Purtroppo – spiega il presule – non sono ancora scomparse le strategie delle barriere e dei confini rafforzati. Peggio poi quando, per ostacolare l’accoglienza, si strumentalizza l’opinione pubblica in nome della sicurezza e del pericolo di commistione col terrorismo. Bisogna evitare di difendersi dai disperati. I volti degli immigrati vengono banalmente dipinti con i tratti di quelli che portano confusione, sottraggono posti di lavoro, inquinano il sentimento religioso, ma essi non sono una minaccia, piuttosto offrono una nuova opportunità per conoscersi e scambiarsi risorse”. Per Mons. De Luca il fenomeno dei migranti è “il sintomo di un male di proporzioni nefaste e dolorosissime. Di fronte a queste diffuse strutture di ingiustizia non basta pensare ai blocchi navali, né alla distruzione dei barconi, ma in primo luogo bisogna andare alle radici della nascita dell’Europa che si costituisce nel tempo attraverso l’incontro dei popoli, l’accoglienza e la solidarietà. Ecco il volto cristiano dell’Europa”.



