Aosta – Serve uno sforzo in più, per accogliere lo straniero che arriva da noi ed ha bisogno di aiuto. A chiederlo è il Consiglio Pastorale diocesano di Aosta riunitosi nei giorni scorsi insieme al vescovo mons. Franco Lovignano. Nel documento – diffuso tramite il giornale diocesano “Corriere della Valle”, la diocesi chiede che la “nostra Valle provi a fare qualcosa di più”. ”Vorremmo – si legge – aggiungere la nostra voce alle tante che si sono levate in questi mesi per chiedere che i problemi legati alle migrazioni trovino adeguate risposte legislative nel nostro Paese e che le istituzioni europee e mondiali ricerchino soluzioni per fermare all’origine quella che si presenta sempre più come una tratta di persone umane – indegna del XXI secolo – agendo sulle cause e non solo sugli effetti”. Oggi – scrive il consiglio pastorale diocesano – “corriamo il rischio di perdere un valore evangelico ed umano che caratterizzava il pensare e l’agire del nostro popolo e cioè la disponibilità ad accogliere e ad aiutare il forestiero e il bisognoso d’aiuto. Una cultura sempre più concentrata sul benessere dell’individuo rischia di interpretare ogni situazione sociale problematica come contrattempo fastidioso anziché come richiamo che interpella la coscienza civica e come occasione per unire le forze nella ricerca di soluzioni condivise. Così facendo la nostra civiltà rischia di implodere e, come dice papa Francesco, di generare una cultura dello scarto, in cui solo chi ha la forza di far valere i propri diritti conta, mentre gli altri vengono socialmente eliminati. Dobbiamo reagire. Come credenti possiamo trovare nel Vangelo e nella dottrina sociale della Chiesa tutto ciò che serve per offrire, con il pensiero, con la parola e con l’esempio, un contributo alla costruzione di un nuovo umanesimo, come auspicato dal prossimo Convegno ecclesiale italiano”. “Come cittadini di questa bella regione – prosegue il documento – ribadiamo che per la qualità civile del nostro vivere sociale accanto alle risorse economiche sono necessari umanità e spirito di solidarietà. Siccome queste considerazioni vanno ben al di là dei nostri confini, ci sentiamo impegnati a domandare e a costruire un’Europa che anche nell’accoglienza dei migranti ‘ritrovi quella giovinezza dello spirito che l’ha resa feconda e grande’”, come ha detto Papa Francesco al Parlamento Europeo. Nel documento si spiega che la diocesi sarebbe la prima a fare un passo per accogliere nuovi migranti: “Qualora dovessero arrivare altri profughi ci impegniamo a cercare soluzioni per poter aumentare, almeno di qualche unità, lo sforzo che la Caritas diocesana sta già mettendo in campo”. Il vescovo e il Consiglio pastorale dicono che “anche come comunità cristiana ci sentiamo interpellati” ricordando che “l’accoglienza non può essere presentata in termini semplicistici come è stato fatto da qualcuno. Per il rispetto della dignità della persona accolta, l’accoglienza non si esaurisce con il posto letto e i pasti, ma richiede accompagnamento, animazione e almeno un minimo di integrazione e di coinvolgimento umano”. Il consiglio pastorale diocesano “si augura che l’attenzione verso questa drammatica situazione non si affievolisca da parte dei cittadini e delle istituzioni e s’impegna affinché le comunità ecclesiali riconoscano la questione migratoria come un segno dei tempi che interpella la nostra vocazione di cristiani e la nostra missione a servizio di tutti gli uomini e le donne del nostro tempo”. (Raffaele Iaria)



