New York – Il trattamento degli immigrati irregolari negli Stati Uniti, che privilegia la detenzione rispetto alla dignità umana e alla protezione legale dei migranti, è “disumano” e va riformato. Non risparmiano parole i vescovi americani nell’inchiodare il governo Usa alle sue responsabilità nei confronti degli stranieri più vulnerabili che approdano sul suo territorio: vittime di tratte, di guerre, di violenza. Dopo l’ondata di arrivi di minori e famiglie in fuga dalla guerriglia fra i cartelli della droga centramericani della scorsa primavera ed estate, Washington ha avuto un anno per organizzare il sistema di smistamento e gestione dei migranti sprovvisti di documenti di soggiorno. Per mesi dunque i vescovi hanno atteso, senza mai smettere di monitorare le condizioni nei centri temporanei. Ora non possono più tacere. “È giunto il momento per la nostra nazione di riformare questo sistema disumano, che detiene inutilmente la gente, particolarmente le persone vulnerabili che non rappresentano una minaccia”, ha scritto nella presentazione del rapporto il vescovo ausiliare di Seattle, Eusebio Elizondo, Presidente della Commissione Episcopale Americana (USCCB) per le migrazioni. Lo studio della USCCB mostra che i centri di detenzione degli immigrati negli Stati Uniti sono diventati una “industria” che ha perso di vista il suo scopo e crea “disallineamenti, famiglie spezzate, violazioni dei diritti umani, petizioni legali abbandonate e minor prestigio nazionale”. L’accoglienza degli migranti è da sempre un punto di attrito fra la Chiesa e il governo americano, anche un’Amministrazione democratica come quella di Barack Obama che pure ha aperto la strada alla legalizzazione degli irregolari più giovani e dei loro genitori. Negli ultimi vent’anni infatti la strada della detenzione è stata abbracciata dalle amministrazioni di entrambi i partiti per assecondare le richieste degli Stati del Sud e dell’ala conservatrice del Congresso. In questo modo, dal 1994 al 2013 la popolazione media giornaliera di immigrati illegali detenuti in attesa di un’audizione in tribunale è passata da 6.785 a oltre 34mila. “Per molti aspetti, i detenuti immigrati sono trattati meno bene degli imputati criminali”, conclude la relazione. I vescovi propongono alternative legali, come l’affidamento dei migranti ad organizzazioni benefiche o a familiari già negli Usa, che garantiscano sotto la loro responsabilità che i nuovi arrivati si presentino a un giudice quando convocati. (Elena Molinari)



