Sull’immigrazione l’incapacità di trovare un percorso comune d’accoglienza

Roma – Sembrava che il 13 maggio la maggioranza dei 28 avesse trovato l’intesa per dar vita a una nuova stagione nel campo dell’accoglienza. Che si attuasse la redistribuzione dai Paesi del sud a quelli del nord di quote fisse di migranti che finalmente superasse il Regolamento di Dublino – la norma che obbliga le persone a chiedere asilo e rimanere tutta la vita nello Stato di primo approdo – e togliesse all’Italia, a Malta e alla Grecia un numero significativo di profughi dai centri di accoglienza. Invece dopo nemmeno quattro giorni l’asse tra Francia e Italia, che unite alla Germania sostenevano che l’emergenza umanitaria nel Mediterraneo giustificasse un cambio di rotta, si è incrinato sull’onda del successo elettorale del Front National di Marine Le Pen. Con il primo ministro transalpino Valls e il presidente Hollande a scartare il sistema delle quote, seguiti dalla Spagna di Rajoy, i cui calcoli elettorali si sono comunque infranti contro il successo di Podemos.

Delle opzioni discusse nemmeno 14 giorni, tramontata quella solidale, resta sul tavolo quella dell’attacco ai barconi degli scafisti, che sarà posta all’esame del Consiglio di Sicurezza, anche se finora nessuno ha spiegato se ci saranno azioni di terra e quali aree verranno colpite e come. Però l’Ue ha ammesso in un documento che ci potrebbero essere vittime tra i civili e gli stessi migranti. Altra scelta da chiarire è quella del ricollocamento di 20 mila rifugiati iracheni e siriani dai campi profughi, probabilmente in Giordania e Libano, ai Paesi europei (all’Italia ne toccherebbero circa 2.000). Il tema resta in agenda, ma è sparito dalla discussione. (P. Lamb.- Avvenire)