Reggio Calabria-Bova: il messaggio dell’arcivescovo Morosini per la GMM

Reggio Calabria – Una Giornata che “impegna tutta la Chiesa in questo particolare momento storico durante il quale stiamo assistendo ad un esodo infinito di gente, che abbandona la propria terra nativa in cerca di pace e tranquillità presso altre terre, spesso così diverse per geografia e per cultura”. Lo scrive l’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Firini Morosini, in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra domenica. In Calabria – spiega – “abbiamo un particolare motivo per dare rilievo a questa giornata. Tanti nostro conterranei, spesso parenti ed amici (superano il 19% della popolazione globale) ancora con passaporto italiano, vivono oltralpe e oltre oceano, emigrati in quelle terre in cerca di stabilità economica e sociale. Tanti altri, specialmente giovani diplomati e in cerca di lavoro, continuano ad emigrare in questi anni di grave crisi economica e occupazionale. E questo è un dramma ancora maggiore perché stanno emigrando i cervelli migliori, la cui formazione è costata a tante famiglie sacrifici enormi”. Altro motivi, secondo il presule, è l’attenzione che i calabresi danno a questa celebrazione: “il fatto di essere stati spettatori nel 2014 di una grande massa di uomini, donne, bambini approdati nel nostro porto di Reggio, in fuga da vaste regioni al di là del Mediterraneo, dove continua a imperversare fame e miseria e soprattutto la ferocia di guerre civili, di sconvolgimenti sociali, di bande armate abituate ad ogni sopruso”. Mons. Morosini ringrazia le “tante forze vive della società civile e delle nostre comunità cristiane che si sono prestate efficacemente per lenire i disagi e le sofferenze di questa povera gente di ogni razza e religione, con sentimenti di profonda condivisione e fraternità. Ma non dimentichiamo – aggiunge – che nella nostra Diocesi si continua a stare vicini anche ai tanti altri immigrati, che da tempo vivono tra noi in stato di acuta precarietà, per aiutarli a inserirsi pienamente nel nostro contesto civile ed ecclesiale”.