Papa Francesco al Corpo diplomatico: conflitti nascono da rifiuto dell’altro

Città del Vaticano – “C’è un’indole del rifiuto che ci accomuna, che induce a non guardare al prossimo come ad un fratello da accogliere, ma a lasciarlo fuori dal nostro personale orizzonte di vita, a trasformarlo piuttosto in un concorrente, in un suddito da dominare”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco parlando al Corpo diplomatico incontrato per auguri di inizio anno e a poche re dalla partenza del pontefice per lo Sri Lanka e le Filipine che inizierà oggi pomeriggio. Per il pontefice si tratta di “una mentalità che genera quella cultura dello scarto che non risparmia niente e nessuno: dalle creature, agli esseri umani e perfino a Dio stesso. Da essa nasce un’umanità ferita e continuamente lacerata da tensioni e conflitti di ogni sorta”. Papa Francesco accanto alle vite “scartate a causa delle guerre o delle malattie” cita quelle di numerosi profughi e rifugiati. “Ancora una volta – ha detto – i risvolti si comprendono attingendo all’infanzia di Gesù, che testimonia un’altra forma della cultura dello scarto che danneggia i rapporti e “scioglie” la società. Infatti, di fronte alla brutalità di Erode, la Santa Famiglia è costretta a fuggire in Egitto, da dove potrà ritornare solo alcuni anni dopo”. La conseguenza delle situazioni di conflitto è “spesso – ha spiegato – la fuga di migliaia di persone dalla propria terra d’origine. A volte non si va tanto in cerca di un futuro migliore, ma semplicemente di un futuro, poiché rimanere nella propria patria può significare una morte certa. Quante persone perdono la vita in viaggi disumani, sottoposte alle angherie di veri e propri aguzzini avidi di denaro?”. Per il Papa un altro dato allarmante è quello di molti migranti, soprattutto nelle Americhe, che “sono bambini soli, più facile preda dei pericoli, necessitando di maggiore cura, attenzione e protezione. Giunti spesso senza documenti in terre sconosciute di cui non parlano la lingua, è difficile per i migranti venire accolti e trovare lavoro. Oltre alle incertezze della fuga, essi sono costretti ad affrontare anche il dramma del rifiuto”. Per questo è necessario “ un cambio di atteggiamento nei loro confronti, per passare dal disinteresse e dalla paura ad una sincera accettazione dell’altro. Ciò naturalmente richiede di «mettere in atto legislazioni adeguate che sappiano allo stesso tempo tutelare i diritti dei cittadini e garantire l’accoglienza dei migranti”. Papa Francesco ringrazia quanti, “anche al costo della vita”, si adoperano per portare soccorso ai rifugiati e ai migranti ed ha esortato tanto gli Stati quanto le Organizzazioni internazionali ad “agire con impegno per risolvere tali gravi situazioni umanitarie e a fornire ai Paesi di origine dei migranti aiuti per favorirne lo sviluppo socio-politico e il superamento dei conflitti interni, che sono la causa principale di tale fenomeno. È necessario agire sulle cause e non solo sugli effetti. Peraltro, ciò consentirà ai migranti di tornare un giorno nella propria patria e contribuire alla sua crescita e al suo sviluppo”. (Raffaele Iaria)