Roma – “La cultura del lavoro è mutata: bisogna prenderne atto realisticamente. I nostri giovani e meno giovani – quest’anno più di ottantamila sono andati a lavorare all’estero – lo sanno bene! Ma bisogna fare estrema attenzione perché tutti siano accompagnati e sostenuti in quello che è necessario per non perdere la dignità: sentirsi inutili, perché non si ha un lavoro, deprime e destabilizza i singoli e la società”. Lo ha detto oggi pomeriggio il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, aprendo i lavori della sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente.
Dopo aver sottolineato che l’Italia dovrà eleggere nuovo Capo dello Stato nei prossimi giorni ha ringraziato Giorgio Napolitano esprimendogli “sincera gratitudine e il più cordiale augurio di bene” e pregando “il Signore della storia perché il Parlamento, nel rispetto dei dovuti passaggi, riesca, in tempi brevi, ad esprimere la persona che possa rappresentare con dignità riconosciuta e operosità provata il popolo e la Nazione”. Il porporato ha quindi parlato della crisi economica che ha toccato tutte le categorie e soprattutto i giovani “che hanno paura per il loro futuro incerto, e che bussano – non di rado sfiduciati – alle porte del lavoro” oltre agli adulti che il lavoro “lo hanno perso e che hanno famiglia da mantenere e impegni da onorare. Su tutto si staglia l’urgenza che, più di tutte, s’impone: il lavoro e l’occupazione. Con rispetto e forte convinzione, consapevoli del nostro dovere di Pastori, chiediamo ai responsabili della cosa pubblica di pensare a questo prima di ogni altra cosa, che – pur necessaria o opportuna – è sentita dalla gente come lontana dai suoi problemi quotidiani”.
“Non basta – ha detto il card. Bagnasco – richiamare ad uno stile di vita più essenziale: questo ormai si è imposto giocoforza da tempo a chi ha sempre di meno e non ha sfiorato chi, invece, è sempre più ricco. La forbice si allarga pericolosamente anche per la tenuta sociale. Tutti sappiamo che il nostro Paese ha fatto molta strada e si è acquistato un posto di rilievo e di rispetto nel concerto delle Nazioni: chi lavora all’estero o chi deve girare il mondo per lavoro, testimonia che l’intuizione, la competenza tecnologica, la disponibilità generosa dei nostri lavoratori sono riconosciute ovunque. Si dice che è il sistema Paese che deve salire all’altezza degli italiani. Soprattutto, per attirare investimenti produttivi che creino nuovo lavoro”.



