Milano – Due ragazzi minorenni di nazionalità siriana, sbarcati venerdì scorso dalla Ezadeen, la nave con a bordo 359 migranti abbandonata in mare alla deriva, si sono allontanati dalla casa famiglia “Il Timone” che li ospitava dalla notte dello sbarco a Corigliano Calabro. Probabilmente si sono diretti verso Nord, dove la gran parte dei profughi siriani spera di poter lasciare l’Italia per altri Paesi europei. Solo nella stazione di Milano Centrale tra il 3 e il 5 gennaio sono arrivate più di 200 persone, spiegano alcuni volontari mobilitati per accogliere i migranti. I primi provenivano dalla Sky Blue M, la nave cargo in avaria attraccata poi a Gallipoli. Gli altri invece sono sbarcati in Sicilia e sono per la maggior parte curdi. “Una trentina di persone ha dovuto passare la notte del 4 gennaio al mezzanino”, ha riferito un operatore all’agenzia Redattore Sociale. “Pensavamo che sarebbe stato un inverno tranquillo, invece siamo già 100-120 posti oltre quanto stabilito dalla convenzione”, dichiara Alberto Senigallia, presidente della Fondazione Progetto Arca che lavora con il Comune di Milano. In tutto, stima Senigallia, a Milano ci saranno 800-1000 profughi, contro i 550 previsti dalla convenzione, peraltro scaduta il 31 dicembre 2014. Massiccio è anche il flusso degli eritrei. Arca ne ha accolti 75. Il 3 gennaio anche a Bresso, nel Milanese, dove il ministero dell’Interno ha istituito un centro di smistamento, sono arrivati i primi gruppi profughi: 400 in neanche due giorni. Avrebbero dovuto essere foto segnalati la mattina del 4 gennaio, ma sono scappati notte tempo dalla struttura, nella speranza sempre di poter raggiungere il Nord Europa. Gli altri profughi sono stati dirottati in altri centri di accoglienza in Lombardia. Con quasi 3.500 morti nel solo 2014 secondo gli ultimi dati dell’ACNUR, “la traversata del Mediterraneo è la più letale e la più mediatizzata”, ricorda Guterres, a capo dell’Alto commissariato. Un dramma nel dramma: nel 2013 e nel 2014, la maggior parte delle persone che ha tentato di raggiungere così l’Europa erano “in fuga da vere persecuzioni – dalla Siria e l’Eritrea in particolare”, sottolinea Guterres, secondo cui “la tragedia è che queste persone, in assenza di canali di migrazione legale, finiscono nelle mani di contrabbandieri e del loro odioso commercio. Si deve garantire protezione a chi ne ha diritto e riflettere a nuovi canali di migrazione legale”. Secondo Guterres è inoltre necessario “sviluppare un solido meccanismo di salvataggio”. L’Alto commissario ritiene quindi “indispensabile lo sviluppo di un progetto ad ampio respiro com’era stata l’operazione “Mare Nostrum”, per evitare nuovi drammi umani: “Ogni individuo ha il diritto di essere salvato in mare” ed “i paesi europei non possono ignorare questi drammi”. L’attenzione, intanto, resta puntata sul Mediterraneo Orientale, da dove potrebbero arrivare fin dalle prossime ore altri mercantili stipati di migranti. Ci sono contatti tra le autorità turche e quelle europee, ma al momento non è stato deciso nulla su un eventuale giro di vite nei porti di partenza, in particolare Marsin e Didim, poco distante dalla frontiera siriana. Oggi al Viminale si terrà un incontro tra esponenti di Frontex e del Dipartimento dell’Immigrazione. Si tireranno le somme dei primi due mesi di Triton, con le autorità italiane che cercheranno di ottenere una prima revisione del sistema di intervento voluto dall’Europa, e che nel caso dei mercantili arrivati dalla Turchia si è rivelato pressoché inefficace. (Nello Scavo)



