Roma – Una luce che unisce i popoli e orienta la vita del mondo verso l’unico vero centro della vita dell’uomo: Cristo. È questo il tema che domenica ha attraversato tutte le celebrazioni dell’Epifania nelle diocesi italiane. E in molte Chiese locali, nel segno dell’arrivo dei Magi, si sono celebrate anche le Messe dei popoli, con la partecipazione delle diverse comunità di immigrati. Secondo il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, l’Epifania, come il Natale, è la festa della luce. Quindi dell’energia e della vita: “Ci viene così chiesto d’iniziare un nuovo cammino che contesti ogni forma di vana mondanità, instaurando relazioni buone a livello personale e sociale – ha detto il patriarca nella celebrazione presieduta nella Basilica di San Marco e dedicata anche alla preghiera per i missionari veneziani nel mondo – a partire da quella relazione da cui derivano tutte le altre, ossia, la relazione con Dio”. Così, ha proseguito Moraglia, si manifesta anche l’umanesimo cristiano, ossia quel nuovo umanesimo su cui nel prossimo novembre rifletterà la Chiesa italiana nel convegno di Firenze. “Sarà una riflessione sul modo d’esser uomini oggi, in una società multietnica e multiculturale – ha aggiunto il patriarca – avendo a cuore non solo gli uomini e le donne che vivono al centro del mondo ma anche quelli che ne abitano le periferie”. Dopo aver sottolineato che “la solennità dell’Epifania ci ricorda che Gesù non è un tesoro per pochi privilegiati ma il tesoro da condividere con tutti gli uomini di buona volontà”, Moraglia si è soffermato sul tema dello sviluppo sostenibile dinanzi alle “imprescindibili esigenze dell’ambiente”, rilevando che si tratta di una sfida che oggi ci interpella in modo drammatico. Anche numerosi profughi hanno partecipato alla Messa dei popoli concelebrata nella cattedrale di Treviso dal vescovo, mons. Gianfranco Agostino Gardin. Si tratta di una festa tra le prime a vedere la luce in Italia per le comunità cattoliche fra gli extracomunitari, accompagnate un tempo anche dalle associazioni di ex emigranti trevigiani. Preghiere, letture e canti nelle diverse lingue degli immigrati hanno animato l’incontro promosso da Migrantes, che si è concluso con il tradizionale momento di festa. Mons. Gardin ha richiamato ancora una volta al dovere dell’accoglienza in una terra dove, purtroppo, la diffidenza sta aumentando ogni giorno di più. Una fede più adulta e una solidarietà più grande: è stata questa la raccomandazione di mons. Lucio Soravito, vescovo di Adria-Rovigo, nella celebrazione dell’Epifania in Duomo. Forte l’allarme lanciato da mons. Soravito: “L’80 per cento dei nostri fratelli non viene più in chiesa”. Una secolarizzazione che rischia di compromettere anche i cristiani appartenenti alle comunità di immigrati, che solitamente dimostrano maggiore vivacità di testimonianza. Costituire in ogni parrocchia i gruppi del Vangelo; favorire la partecipazione attiva di genitori e nonni al cammino d’iniziazione cristiana di figli e nipoti; creare in ogni famiglia l’angolo del Vangelo, leggendone un passo al mattino o alla sera: queste le tre proposte suggerite dal presule, che, per quanto riguarda la solidarietà, ha sollecitato le istituzioni a una “maggiore attenzione alle potenzialità del territorio”, individuando le risorse necessarie per venire incontro alle situazioni di necessità, e trovando il modo di salvare i posti di lavoro, nonché creando nuove forme di occupazione e attivando nuovi modelli di sviluppo. A Verona il vescovo mons. Giuseppe Zenti ha celebrato l’Epifania dei popoli nella Basilica di San Zeno nel pomeriggio. L’incontro ha visto la partecipazione delle comunità cattoliche degli immigrati presenti nel Veronese, che hanno pregato e cantato nella loro lingua. Anche a Bologna l’arcivescovo della città, il cardinale Carlo Caffarra, ha presieduto la Messa dei popoli in Cattedrale. I canti, le letture e le preghiere sono stati eseguiti in inglese, romeno, swahili, cingalese, portoghese, polacco, spagnolo, malayalam, francese, ucraino e bengalese, italiano e latino. A fronte di questa varietà di presenze sul territorio l’arcidiocesi di Bologna sta promuovendo una ricognizione delle aggregazioni delle comunità etniche, molte delle quali nate in modo spontaneo e informale, grazie alla disponibilità delle parrocchie, per farle emergere come veri soggetti della vita ecclesiale. Riflettendo sul cammino dei Magi, mossi da un “evento naturale”, la stella, Caffarra nell’omelia ha notato che “solo chi percepisce nell’evento naturale un appello profondo inscritto da sempre nel proprio cuore, si mette alla ricerca. Mutilare la propria ragione, impedendole di navigare oltre ciò che è verificabile e sensibilmente constatabile, rende impossibile alla persona mettersi in viaggio verso l’incontro col Volto del Mistero”. Noi, ha notato ancora il cardinale, “ci prostriamo davanti ad un Dio che per primo si è ‘prostrato’ davanti a Pietro, davanti ad ogni uomo, per lavargli i piedi”. L’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, da parte sua nell’omelia della Messa dell’Epifania ha messo in guardia dal politeismo, che oggi “non assume più le forme della religione, ma non è meno pervasivo nella cultura dominante: l’unicità e l’assolutezza di Dio sono continuamente messe alla prova da un’umanità che vuole rassicurarsi con sorgenti di protezione più vicine, più sperimentabili. C’è da chiedersi quali siano oggi i nostri idoli, quelli che facciamo entrare in concorrenza con lo splendore della luce che è Dio”. E privato della luce di Dio, ha aggiunto Betori, “l’uomo non riesce più a riconoscere nell’altro la dignità di persona. E questo si spinge fino all’offesa portata verso i più piccoli”. Ma, ha concluso il cardinale, “la luce dell’Epifania è forza di attrazione verso l’unità del genere umano”. (Matteo Liut)



