Tratta: presentata oggi la giornata di preghiera che si celebra domenica

Città del Vaticano – “Una mobilitazione delle coscienze e una preghiera su scala globale”. Così il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, ha definito la prima Giornata internazionale contro la tratta degli esseri umani, che si celebrerà l’8 febbraio, festa di santa Bakhita. “Dalla presa di coscienza alla preghiera, dalla preghiera alla solidarietà, e dalla solidarietà all’azione concertata”: questo il cammino che il cardinale ha esortato a percorrere, per mettere fine a questa piaga, sulla spinta di Papa Francesco. “La tratta è un problema enorme”, ha detto il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, ricordando che “ogni anno due milioni e mezzo di persone cadono in questa trappola”. “Nelle situazioni in cui il valore della vita viene distrutto, bisogna lavorare perché la vita venga ripristinata”, ha detto il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.

La Giornata dell’8 culminerà in un Messa celebrata dal cardinale Braz, cui seguirà la partecipazione all’Angelus in piazza san Pietro con il Papa. Sarà preceduta da una Veglia di preghiera in programma il 6 febbraio, a Roma, nella basica dei Santi Apostoli. Durante la presentazione, questa mattina nella Sala Stampa della Santa Sede, suor Carmen Sammut, presidente dell’Unione internazionale delle superiore generali (Uisg), ha sottolineato il lavoro dei religiosi e religiose per combattere la tratta ma “non è abbastanza”. “Oggi – ha aggiunto – milioni di bambini, uomini e donne sono venduti come schiavi, ridotti in schiavitù, vittime della prostituzione, del traffico di organi, e il nostro compito è accendere la luce del mondo contro il traffico di esseri umani, dando voce a chi non ha voce” e unendosi alla voce del Papa, che ha definito la tratta “un crimine contro l’umanità”. Da tempo le Congregazioni religiose hanno creato “un network dei network” che coordina l’impegno in questo ambito nelle varie parti del mondo: “Talitha Kum” raggruppa infatti 24 network che lavorano in 81 Paesi. Ma “non è abbastanza”, secondo suor Sammut: “Ci vuole coraggio, per persuadere gli Stati a perseguire il traffico di esseri umani e le organizzazioni criminali che lo promuovono”.