Mons. Galantino: lavorare per un nuovo umanesimo per combattere la paura

Roma – “La sicurezza sociale è uno degli aspetti fondamentali su cui è stata costruita la democrazia in Italia e in Europa”. Ma “la situazione di crisi economica aumenta la disuguaglianza e intacca la sicurezza sociale”. Lo ha detto questa sera il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, intervenendo alla Camera dei deputati, alla presentazione dell’VIII Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa realizzato da Fondazione Unipolis, Demos&Pi e Osservatorio di Pavia. Per il presule l’economia deve “prendere la strada della limitazione degli sprechi, della condivisione, della redistribuzione dei beni”. E la paura rilevata nel Rapporto “è figlia di una politica debole che crea instabilità, della mancanza di cura della nostra terra, della mancanza del lavoro e della povertà che cresce, della corruzione e della criminalità”. Per mons. Galantino la paura tocca l’intero Continente europeo dove si sta sviluppando “una retorica nazionalista” che “rischia di generare atteggiamenti di razzismo e xenofobia”.
In realtà – ha detto il segretario della Cei – la sicurezza sociale in Europa, nel dopoguerra è nata “dalla sua capacità di unione a fronte della disgregazione, in seguito alla guerra. Oggi occorre rafforzare, in nome della sicurezza e giustizia sociale, questa unione, anche attraverso una politica comune, un’organizzazione più forte, una difesa condivisa, una politica dell’immigrazione aperta alle identità molteplici e a condividere l’accoglienza di chi chiede una protezione internazionale. Solo dentro un quadro europeo e internazionale di tutela del bene comune è possibile anche tutelare meglio gli interessi nazionali”.
Da qui un richiamo ai mezzi di comunicazione sociale che hanno una grande responsabilità. Questi, infatti, possono “aiutare a rappresentare la realtà o ad alimentare la percezione, il pregiudizio”. Ad esempio “si creano dei capri espiatori della criminalità, come gli immigrati e i rom” alimentando la paura in un italiano su 3 (33%). In realtà “i reati sono rimasti pressoché invariati in Italia dal 2005 ad oggi, anche se gli immigrati sono passati da 3milioni nel 2005 a 5 milioni nel 2014 e la minoranza rom è rimasta sempre di poco più di 160.000 persone, di cui metà bambini”. Da “cose meravigliose, se manca “un codice deontologico, i media – jha spiogato mons. Galantino –  possono diventare linguaggi distorcenti nella costruzione della sicurezza sociale”.
Di fronte alla paura dell’altro, alla crescita di insicurezza sociale per la mancanza del lavoro e la crisi economica, la prospettiva è quella di “lavorare insieme per un nuovo umanesimo. Un umanesimo – ha concluso il segretario della Cei – dove la tutela della dignità di ogni persona informa la cultura, la politica, l’economia, l’informazione. Un umanesimo dove trovi posto ‘l’uomo planetario’, la diversità, il meticciato. Un umanesimo dove le relazioni, gli incontri, i legami, la partecipazione diffusa e la cittadinanza estesa (come vorrebbero oltre 7 italiani su 10 secondo il sondaggio) costruiscano la città”.
Il Rapportosi articola, come sempre, in due parti: la prima, consiste in una indagine realizzata da Demos&Pi su un campione rappresentativo della popolazione italiana (oltre duemila casi), su un campione della popolazione di altri cinque paesi europei (Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e, quest’anno, anche Polonia), che analizza la “percezione” dei cittadini rispetto alle questioni della sicurezza e dell’insicurezza; la seconda, in una rilevazione, effettuata da Osservatorio di Pavia, dei sette Telegiornali nazionali italiani, dei Tg regionali Rai e dei Tg delle testate pubbliche di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna. (Raffaele Iaria)