Port Moresby – Offrire ai richiedenti asilo lo status di rifugiato e garantire «condizioni sicure e umane» a quanti arrivano, da migranti, in Australia e in Papua Nuova Guinea.
Lo chiede la Catholic Bishops’ Conference of Papua New Guinea and Solomon Islands ai governi dei due Paesi in un comunicato diffuso nei giorni scorsi, mentre la questione dei rifugiati agita ancora le nazioni dell’Oceania. Al riguardo, il primo ministro della Papua Nuova Guinea, Peter Paire O’Neill, ha detto — riferisce l’agenzia Fides — che la maggior parte degli oltre mille richiedenti asilo (di molte nazionalità, per la maggior parte asiatici) che si trovano oggi nel centro di
detenzione nell’isola di Manus non sono “veri rifugiati” e che saranno rimpatriati nel giro di settimane.
In una nota a firma di padre Victor Roche, segretario generale della Conferenza episcopale, i vescovi chiedono di «non costringere i richiedenti asilo a ritornare nei loro Paesi, se non sono sicuri, e di fornire loro trattamenti umani».
Nei mesi scorsi, i presuli avevano chiesto alle istituzioni «una risposta veramente umana» al fenomeno di quanti fuggono da situazioni di pericolo o di conflitto nelle nazioni di origine: «I richiedenti asilo sono esseri umani che meritano rispetto e il riconoscimento della loro dignità», è stato sottolineato. Secondo la Conferenza episcopale, il centro di Manus Island non rispetterebbe gli standard indicati dalle Nazioni Unite. Quando fu riaperto, nel contesto di un accordo con il Governo australiano, i vescovi dissero che era ingiusto, secondo la Costituzione, «portare nel nostro Paese e imprigionare le persone che non hanno violato le nostre leggi», invitando le autorità a ricercare «una soluzione degna di una nazione rispettosa dei diritti umani».



