Cremona – Serata di ricordo e riflessione dopo l’ennesima tragedia del mare nella serata di ieri presso la Casa dell’Accoglienza di Cremona. All’evento, promosso da Caritas Cremonese e Segretariato diocesano Migrantes, è intervenuto anche il vescovo mons. Dante Lafranconi. Presente, a nome dell’Amministrazione comunale di Cremona, l’assessore alla Cittadinanza Rosita Viola e i rappresentanti di diverse associazioni del territorio, oltre a tutti gli ospiti della struttura d’accoglienza della Caritas.
Di fronte all’ennesima tragedia del mare che ha visto protagonisti, ancora una volta, i migranti forzati, si è scelto di riflettere e pregare aiutati dalle parole che Papa Francesco ha pronunciato durante la sua visita a Lampedusa e dal documento “Accogliere lo straniero nel nome del Dio unico” redatto da diversi leader delle principali religioni nel novembre 2013 a Vienna. Un testo, quest’ultimo, sul tema dell’accoglienza, in cui si legge: “Un valore centrale della mia fede è accogliere lo straniero, il rifugiato, lo sfollato. Io tratterò loro come vorrei essere trattato io stesso. E inviterò gli altri, compresi i leader della mia comunità religiosa, a fare lo stesso…”. Durante la serata sono state lette poesie e si sono ascoltate le parole di vicinanza e stima nei confronti della Caritas, in particolare da parte dell’assessore Rosita Viola.
Uno dei giovani ospiti della struttura, giunto da poco dal Mali, ha reso testimonianza di quanto ha vissuto durante il lungo e pericoloso viaggio intrapreso partendo dal suo paese e passando per Algeria e Libia, sino ad arrivare in Italia. “Quanti morti ho visto, anche tra i miei amici – ha raccontato –. Io sono solo più fortunato di loro. Questa è per me una nuova opportunità”.
Di nuove opportunità ha parlato anche il Vescovo Lafranconi nel saluto rivolto a tutti i presenti e nel quale ha ricordato come il fenomeno delle migrazioni, appartenente a tutte le epoche, ha sempre rappresentato un’opportunità di incontro e di costruzione di una umanità nuova, sia per chi accoglie che per chi è accolto. Si tratta, dunque, di scegliere se viverlo come incontro o se abbandonarsi allo scontro. Il pensiero costante è andato ovviamente a quanti sono morti in questi giorni; persone di cui forse nessuno saprà mai della loro scomparsa. Qualcuno a casa attenderà nei prossimi giorni una telefonata o una lettera, che forse non arriveranno mai e sarà difficile cercare i propri cari in un mare che continua a essere per alcuni speranza e per altri tomba.
“Ci chiedete perché partiamo – è risuonato dalla voce di uno dei profughi ospitati alla Casa dell’Accoglienza –. Ci dite che siamo dei pazzi a farlo. Non siamo pazzi, siamo disperati o perseguitati. Restare a casa significa morte certa: partire può essere causa di morte, ma può anche essere causa di salvezza. Non chiedeteci perché partiamo, chiedetevi piuttosto che cosa fareste voi per i vostri figli?”.
Di fronte all’ennesima tragedia del mare che ha visto protagonisti, ancora una volta, i migranti forzati, si è scelto di riflettere e pregare aiutati dalle parole che Papa Francesco ha pronunciato durante la sua visita a Lampedusa e dal documento “Accogliere lo straniero nel nome del Dio unico” redatto da diversi leader delle principali religioni nel novembre 2013 a Vienna. Un testo, quest’ultimo, sul tema dell’accoglienza, in cui si legge: “Un valore centrale della mia fede è accogliere lo straniero, il rifugiato, lo sfollato. Io tratterò loro come vorrei essere trattato io stesso. E inviterò gli altri, compresi i leader della mia comunità religiosa, a fare lo stesso…”. Durante la serata sono state lette poesie e si sono ascoltate le parole di vicinanza e stima nei confronti della Caritas, in particolare da parte dell’assessore Rosita Viola.
Uno dei giovani ospiti della struttura, giunto da poco dal Mali, ha reso testimonianza di quanto ha vissuto durante il lungo e pericoloso viaggio intrapreso partendo dal suo paese e passando per Algeria e Libia, sino ad arrivare in Italia. “Quanti morti ho visto, anche tra i miei amici – ha raccontato –. Io sono solo più fortunato di loro. Questa è per me una nuova opportunità”.
Di nuove opportunità ha parlato anche il Vescovo Lafranconi nel saluto rivolto a tutti i presenti e nel quale ha ricordato come il fenomeno delle migrazioni, appartenente a tutte le epoche, ha sempre rappresentato un’opportunità di incontro e di costruzione di una umanità nuova, sia per chi accoglie che per chi è accolto. Si tratta, dunque, di scegliere se viverlo come incontro o se abbandonarsi allo scontro. Il pensiero costante è andato ovviamente a quanti sono morti in questi giorni; persone di cui forse nessuno saprà mai della loro scomparsa. Qualcuno a casa attenderà nei prossimi giorni una telefonata o una lettera, che forse non arriveranno mai e sarà difficile cercare i propri cari in un mare che continua a essere per alcuni speranza e per altri tomba.
“Ci chiedete perché partiamo – è risuonato dalla voce di uno dei profughi ospitati alla Casa dell’Accoglienza –. Ci dite che siamo dei pazzi a farlo. Non siamo pazzi, siamo disperati o perseguitati. Restare a casa significa morte certa: partire può essere causa di morte, ma può anche essere causa di salvezza. Non chiedeteci perché partiamo, chiedetevi piuttosto che cosa fareste voi per i vostri figli?”.



