Palermo – Si sono affollati tutti su un lato del barcone, alzando le braccia, urlando, agitandosi per non correre il rischio che i “salvatori” potessero non vederli. Ma su quei gusci di legno in balia delle onde non si scherza. Basta uno sbilanciamento di peso perché il “traghetto” verso l’Europa si trasformi in pietra tombale. Sono morti così, annegati davanti al rimorchiatore arrivato per soccorrerli, dieci migranti che assieme ad altre centinaia di compagni stavano solcando il Mediterraneo su un barcone salpato dalle coste libiche. Una tragedia davanti alla quale gli uomini del rimorchiatore “Occ Cougar”, in servizio nelle piattaforme petrolifere libiche, non hanno potuto fare altro che lanciare l’allarme e recuperare i 121 sopravvissuti dopo il capovolgimento dell’imbarcazione. È stato questo il più drammatico dei numerosi soccorsi in mare, ben sette, effettuati nel Canale di Sicilia nelle ultime ore e che hanno permesso di salvare quasi mille vite e condurle in alcuni porti siciliani: Pozzallo nel Ragusano, Porto Empedocle nell’Agrigentino e Augusta nel Siracusano. La Procura di Siracusa ha aperto un’inchiesta per le nuove morti in mare. «Abbiamo aperto un fascicolo – conferma il procuratore capo di Siracusa, Francesco Paolo Giordano – ma valuteremo solo nelle prossime ore, dopo avere interrogato i sopravvissuti, quale reato individuare, se omicidio o altro. Abbiamo una task force di interpreti, mediatori e avvocati d’ufficio per valutare le singole posizioni». Dopo alcuni giorni di tregua per gli sbarchi, i numeri degli arrivi tornano a essere imponenti. Sono complessivamente 941 i migranti salvati nel Canale di Sicilia in un solo giorno dalla guardia costiera, in una zona di mare a circa 50 miglia a nord della Libia. Complessivamente sono stati soccorsi 5 gommoni e 2 barconi carichi di migranti di diversa provenienza: in particolare siriani, palestinesi, tunisini, afghani, eritrei e appartenenti ai Paesi dell’Africa subsahariana. Tra le persone tratte in salvo oltre 30 bambini e più di 50 donne, di cui una incinta per la quale si è resa necessaria l’urgente evacuazione medica con una motovedetta classe 300 della guardia costiera di Lampedusa. L’ultima notizia giunta in serata parlava di altri 94 immigrati salvati dalla Guardia costiera, intercettati a nord della Libia e in viaggio verso Lampedusa, dove sono arrivati nella notte. Per quanto riguarda le varie operazioni coordinate dal centro nazionale di soccorso a Roma, c’è quella appunto del barcone rovesciato con 121 persone salvate e 10 corpi recuperati dalla nave Dattilo della guardia costiera, che già aveva a bordo 318 migranti salvati in una precedente operazione. Le salme e i 439 superstiti sono stati fatti sbarcare ieri sera ad Augusta: tra i corpi, trasferiti all’obitorio di Lentini, sono stati contati quelli di 6 uomini e 4 donne, tra cui una minore. In giornata sono stati inoltre dirottati tre mercantili, uno dei quali ha salvato 183 persone, trasferendole ieri mattina a Pozzallo. Nel porto la polizia ha schierato gli agenti per l’ingresso al centro di primo soccorso e assistenza. La squadra mobile ha già avviato le indagini per identificare gli scafisti grazie anche alla visione dei filmati delle fasi di soccorso.
È stato disposto l’invio della nave Fiorillo della Guardia costiera, che ha tratto in salvo 319 migranti, e richiesto l’impiego di una unità della Marina Militare inserita nel dispositivo Triton che è intervenuta in soccorso. Questi ultimi migranti sono stati trasportati a Porto Empedocle, dove i militari della Capitaneria di porto, gli agenti di polizia e gli operatori socio-sanitari hanno fornito assistenza in banchina. Dai primi controlli sembrerebbero provenire in prevalenza da Siria, Mali, Nigeria e Gambia. «Sarà il primo di una lunga serie di arrivi, considerato il tempo» osserva Gabriella Pioggia del dipartimento regionale Protezione civile di Ragusa. E a Pozzallo opera l’équipe di Medici senza frontiere, che sottolinea la preoccupazione per la situazione esplosiva nei paesi di provenienza dei migranti. «Nel centro di Pozzallo abbiamo assistito circa 180 persone, tutti uomini, provenienti da paesi dell’Africa subsahariana. Le loro condizioni di salute sono buone, se si escludono piccole ferite e traumi legati al lungo viaggio e alle violenze imposte dai trafficanti – racconta Chiara Montaldo, coordinatrice dei progetti Msf in Sicilia –. Niente di nuovo, quindi: è la solita, drammatica routine degli sbarchi, che vediamo ripetersi ormai da mesi e che non migliorerà finché queste persone, che attraversano il mare in cerca di salvezza, non potranno viaggiare legalmente verso l’Europa senza rischiare la loro vita”. (Alessandra Turrisi)



