Milano – Australia? È il nuovo Eldorado, sogno di libertà, cultura e lavoro per tutti.
Così viene concepita la “terra dei canguri” dai nuovi emigranti italiani che arrivano qui in cerca di un posto, per affrontare un percorso di studi o, più semplicemente, una diversa e più emozionante esperienza di vita. Ma chi sono e cosa vogliono questi nuovi pionieri con la valigia? Ce lo mostra il
documentario web Italian dreamtime- Sognando l’Australia, scritto da Denis Strickner ed Emiliano Bechi Gabrielli proiettato in anteprima nello Spazio Oberdan della Cineteca di Milano nell’ambito del 22° Film Festival Internazionale “Sguardi altrove” (fino al 28 marzo in varie location della città) che dedica una sezione proprio ai rapporti tra i due Paesi. Il materiale del viaggio-documentario, fatto di storie, interviste, testimonianze, tramonti arancione e paesaggi d’incanto è arrivato anche su Youtube passando per Facebook, Twitter, Instagram. È un road-trip che si ispira al reportage di Pier Paolo Pasolini La lunga strada di sabbia (1959) nel quale si cercava di capire il cambiamento in atto nell’Italia post-bellica con l’affermarsi della nuova borghesia.
Prima del grande boom che portò lo sviluppo economico degli anni ’60, molti italiani, soprattutto contadini e giovani in cerca di prima occupazione, decisero di lasciare le loro famiglie e attraversare l’Oceano per trasferirsi Down Under: anche allora si parlava di un “sogno australiano”.
Oggi è la stessa cosa? E come si può soddisfare in questa terra lontana il proprio desiderio di felicità? A giudicare dalla presenza massiccia di nostri connazionali in Australia il sogno sembra ancora possibile.
A Melbourne, capitale dello Stato di Victoria, e in altre città esistono Little Italy e la nostra lingua è la seconda più parlata dopo l’inglese.
Imprenditori, cuochi, calciatori, stilisti, attori e designer “ figli” del Belpaese, stanno vivendo qui, da emigrati del XXI secolo, il loro dreamtime dall’ex-pugile romano arrivato diventato campione d’Australia al trentenne business analyst bolognese che lavora come istruttore di vela; dal giovane imprenditore partenopeo che ha conquistato Sydney con la sua pizza verace al manager di Gallarate che va in ufficio usando lo skateboard. Gli italiani oggi preferiscono Brisbane nel Queensland, regione del Nord, perché più tranquilla delle frenetiche metropoli ma ci sono anche i seguaci degli hippies che scelgono Byron Bay, regno del mare e del relax.
Attirano e però anche le luci e i grattacieli di Perth e del Circular Quay che si alternano ai crepuscoli rossicci di Darling Harbour, sulla costa di Sydney. La storia della cantante e attrice Gisella Cozzo è emblematica: figlia di una calabrese e di un siciliano arrivati a Melbourne negli anni ’50, ha cominciato con gli spot pubblicitari e adesso tiene concerti in tutto il Paese e incide dischi di successo: «I miei si conobbero in Australia durante una festa in parrocchia – racconta – mio padre faceva il venditore porta a porta di mobili ed è diventato un famoso conduttore televisivo:
gli italiani hanno portato una cultura della bellezza che ha arricchito questo grande Paese».
Sul tema dell’immigrazione in Australia, il Festival milanese propone anche i corti d’epoca Spaventapasseri (1986) di Luigi Acquisto (martedì ore 15), The Spag (1962) di Giorgio Mangiamele e Arrivederci Roma (1989) di Geoffrey Wright (entrambi mercoledì alle 18) e una tavola rotonda con la curatrice della sezione Silvana Tuccio, il regista Franco Di Chiera e l’attrice Carmelina De Guglielmo (giovedì ore 18). (Fulvio Fulvi)



