I richiedenti asilo crescono: nel 2014 in Italia 143%

Milano – Fuggono da Paesi in guerra come la Siria o la Somalia, dalla dittatura eritrea o dalle violenze dei terroristi in Pakistan e Nigeria. Sono 626mila le persone che nel 2014 hanno raggiunto

l’Europa e hanno presentato domanda d’asilo. I dati Eurostat evidenziano un aumento di 191mila unità (+41%) rispetto al 2013. A chiedere protezione in Europa sono soprattutto i siriani, passati da 50mila a 123mila. Secondo Paese di provenienza è l’Afghanistan (41.300 domande) seguito dal Kossovo con 37.900 richiedenti. La quota più alta di domande d’asilo è stata presentata in Germania (202mila domande, il 32% del totale), seguono Svezia (81mila domande, il 13% del totale), Italia (64.600 domande, 10% del totale), Francia (62.800 domande) e Ungheria (42.800 domande). Più di 600mila richieste d’asilo in un anno sono un numero che può fare impressione. Ma è poca cosa se si paragona alle quasi due milioni di persone sfollate in Turchia, al milione e 200mila siriani accolti dal piccolo Libano, o al milione e 600mila afghani in Pakistan. «Occorre allargare la prospettiva con cui si osservano questi fenomeni – sottolinea Maurizio Ambrosini, docente di sociologia dei processi migratori all’Università di Milano –. In Europa arriva solo una piccola percentuale degli oltre 50 milioni di rifugiati censiti dalle Nazioni Unite». Nel 2014 l’Italia sale dunque sul podio dei Paesi che hanno ricevuto il maggior numero di domande d’asilo, con una crescita del 143% rispetto all’anno precedente quando erano poco più di 26mila. Dati che il ministero dell’Interno definisce «impressionanti» e che commenta con preoccupazione dal momento che «possono replicarsi nel 2015. La situazione è eccezionale tanto quanto quella del 2014». Altro nodo critico, la macchina burocratica che deve gestire le pratiche d’asilo: nel 2014 sono state esaminate 35.180 domande (poco più della metà di quelle presentate), di cui poco più di 20mila sono state valutate positivamente. Il Viminale ha raddoppiato le commissioni che valutano le richieste (passate da 20 a 40): «Finora servivano in media 6 mesi, pensiamo di riuscire ad abbassarli ulteriormente – spiegano –. Resta comunque la preoccupazione per le prossime ondate di arrivi, la primavera è iniziata». «I flussi migratori verso l’Europa sono cambiati e vedono una prevalenza di persone in fuga da Paesi in guerra – commenta Carlotta Sami, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati –. Questo richiede una strategia forte dell’Ue, che attivi canali d’accesso legali per evitare che i richiedenti asilo debbano affrontare viaggi pericolosi». L’Italia, però, sembra voler procedere in un’altra direzione, coinvolgendo «Paesi terzi» in «operazioni ad hoc di sorveglianza in mare, e di ricerca e salvataggio». Questa l’ipotesi contenuta in un documento ufficioso presentato la scorsa settimana alla riunione dei ministri dell’Interno Ue. «Il coinvolgimento diretto di un Paese terzo» dovrebbe «essere sostenuto dall’Ue, con finanziamenti e assistenza tecnica». Un’ipotesi già «esplorata bilateralmente anche se in termini generali, con Egitto e Tunisia». (Ilaria Sesana – Avvenire)