Fondazione ICSA: presentato un documento per salvare vite umane in mare

Roma – E’ stato presentato ieri a Roma dal Generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione ICSA un documento, elaborato in seno alla Fondazione, dal titolo “Dalla protezione delle frontiere alla salvaguardia della vita: allineare il diritto UE con quello ONU”, condiviso da diverse associazioni che si occupano di diritti umani, protezione degli immigrati e tutela delle libertà individuali. Il documento intende sollecitare l’Unione Europea sul tema della salvaguardia della vita in mare, con dei richiami di carattere etico e, soprattutto, delle argomentazioni di carattere giuridico-normativo, rispetto alle quali non sarà facile per la Ue defilarsi o esimersi dal fornire risposte non elusive e non convincenti. Nell’elaborato si fa riferimento ai valori fondanti della UE posti alla base della architettura europea in materia di diritti umani e tutela delle libertà individuali, e all’assenza nella Carta Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) del diritto di sopravvivere quando si è in fuga da fame, guerre e persecuzioni. La Fondazione ICSA, dopo aver ricordato che nel 2014 nel Mediterraneo sono morti oltre 3.400 migranti ribadisce che di fronte a questa tragedia umanitaria, in corso da anni e senza “reali prospettive di diminuire nel breve termine”, la risposta dell’Unione Europea è stata “inadeguata sotto ogni aspetto, non solo perché la gestione del problema è stata di fatto considerata riguardare un solo Paese membro, l’Italia, ma soprattutto perché affrontata come problema di sicurezza delle frontiere anziché in termini di salvaguardia della vita umana in mare”. Tale obbligo è sancito da numerosi accordi internazionali, in vigore da decenni e firmati da tutti i Paesi membri. Di fatto, i singoli Paesi concordano da sempre “sull’obbligo di salvare le persone in mare, ma tale obbligo non è stato sottoscritto dall’Unione Europea in quanto tale né da essa recepito nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo”.  (CEDU). La soluzione proposta è quella di recepire “l’obbligo – già vigente e riconosciuto di recente anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’uomo – attraverso un Protocollo aggiuntivo alla CEDU, secondo la procedura già seguita ben 14 volte per ampliare la tutela a diritti non previsti dal testo originale del 1950. Ciò sarebbe in pieno accordo con lo spirito della CEDU, che nel preambolo si rifà esplicitamente alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dall’ONU nel 1948. Allineare le due normative – spiegano i promotori – non creerebbe nuovi obblighi, ma porterebbe la questione della salvaguardia della vita in mare sotto la giurisdizione della Corte EDU, rendendo quindi sanzionabile chi omette di soccorrere chi è in pericolo di vita. La sanzionabilità, a sua volta, promuoverebbe politiche allineate con i valori umani e morali alla base della UE”.