Roma – “Mi dispiace che in un momento che dovrebbe essere una gioia apprendo questa notizia”. A dirlo a Marilisa Della Monica del settimanale della diocesi di Agrigento “L’Amico del Popolo” è il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Fondazione Migrantes, pochi minuti prima della presa di possesso del titolo della chiesa romana dei Santi Andrea e Gregorio al Monte Celio ieri mattina commentando la nuova tragedia dei migranti morti in mare che si è consumata al largo della coste libiche.
“Dobbiamo prendere atto – ha detto il porporato – che la storia sta prendendo questa piega. Se vogliamo che le cose non peggiorino è necessario che chi sta nella stanza delle decisioni cominci a prendere delle decisioni diverse. Non possiamo meravigliarci che continuino i morti né possiamo rassegnarci davanti alla morte di ogni uomo che grida giustizia”.
Ieri mattina il cardinale ha fatto ufficialmente ingresso nell’antica chiesa dei Santi Andrea e Gregorio al Monte Celio assegnatagli da Papa Francesco lo scorso 14 febbraio. Nella sua omelia ha sottolineato come il “Signore ci esorta a non esitare a sporcarci le mani nelle ferite degli uomini, ad accostarci alle sue carni sanguinanti di oggi, ad andare nelle tante periferie della storia, a fermarci, come il Samaritano, accanto alle molte e varie situazioni di sofferenza e di abbandono. Chiede – ha aggiunto – di incontrare le gioie e le speranze, le sofferenze e le ansie dei fratelli vicini e lontani”.
Il card. Montenegro ha chiesto di pregare per la Chiesa di Agrigento di cui è pastore: “Mettetela dentro il vostro cuore e pregate perché sia sposa fedele a quanto lo Sposo le affida: essere chiesa e terra povera – tale è la sua condizione – che sappia accogliere la lunga fila di fratelli e sorelle che vengono da noi alla ricerca di pane, dignità e di serenità”.



